Ministro senza vergogna, fa ricorso contro la Camera: “Rivoglio il vitalizio”

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Ministro senza vergogna, fa ricorso contro la Camera: “Rivoglio il vitalizio”

Uscito dal Parlamento, nel 2013 è entrato nel consiglio di presidenza della Corte dei Conti. E per questo nel 2014 la Camera ha bloccato l’erogazione della pensione per incompatibilità con il compenso del nuovo incarico. Chiedendogli indietro un anno di arretrati. Ma l’ex parlamentare di Forza Italia non vuole rinunciare al doppio stipendio.

Perché accontentarsi di uno stipendio, quando si può incassare anche il vitalizio? È il caso di Enrico La Loggia, attualmente impiegato alla Corte dei Conti. Oltre all’attuale paga, l’ex parlamentare di Forza Italia ritiene di aver diritto alla pensione maturata nel corso di cinque legislature trascorse tra i banchi di Montecitorio, anche se legge vieta di poter cumulare le due retribuzioni quando si riveste un incarico pubblico. E per questo ha scelto di ricorrere contro la Camera nel dicembre del 2014, chiedendo di riavere indietro tredici mesi di vitalizio, per un totale di circa 65 mila euro. Una parola definitiva sulla vicenda la pronuncerà a giorni il consiglio di giurisdizione dei deputati, come conferma Tancredi Turco del gruppo di Alternativa libera: “Faccio parte del collegio chiamato a giudicare e le confermo che decideremo entro pochi giorni se accogliere o rigettare il ricorso”.

Al politico siciliano, ministro delle Riforme in uno dei governo Berlusconi, spetta un vitalizio di 5.079 euro al mese. Frutto di un’attività parlamentare iniziata nel 1994 e conclusa a inizio 2013. A ottobre di quello stesso anno, però, La Loggia entra a far parte del Consiglio di presidenza della Corte dei Conti. E continua per un po’ a ricevere due retribuzioni. Poi, a novembre 2014, la Camera gli impone di restituire la somma dei vitalizi percepiti dall’ottobre 2013 fino a quel momento. Ed è a quel punto che l’ex parlamentare ricorre contro la Camera.

Non è la prima volta che un “ex” fa causa alla Camera per cumulare vitalizio e stipendio. È già successo a molti, ad esempio al cantante Gino Paoli per il periodo in cui è stato al vertice della Siae. È però forse la prima volta che a inoltrare un ricorso sia un componente del consiglio di Presidenza della Corte dei Conti. Si tratta dell’organo di autogoverno dei magistrati contabili, a loro volta chiamati a vigilare proprio sulle spese pubbliche all’interno del bilancio dello stato. Non hanno competenza sui conti della Camera, che gode di un regime autonomo, ma questa storia rischia di suonare comunque paradossale.

fonte: http://www.italiainmovimento.it/2016/04/20/vitalizi-lex-ministro-la-loggia-ricorso-la-camera-ridatemi-lassegno/

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Nei referendum svizzeri decide chi vota (non serve il quorum)

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Nei referendum svizzeri decide chi vota (non serve il quorum)

Qualche parola di riflessione sull’intervento di Valter Cavallo che condivido e sottoscrivo. Il referendum popolare è una forma di democrazia diretta che vorrei vedere più presente ed utilizzato nel nostro Paese perché lo ritengo una grande opportunità di cittadinanza attiva.
Non soltanto come abrogativo quanto anche e soprattutto propositivo.

E magari in forma meno complessa del “voto SI per dire NO”. Perché la democrazia vera (demos vuol dire popolo) passa attraverso le scelte popolari, fiduciosa di quella maturità socio-politica che, diciamola tutta, raramente i media promuovono e difendono.

In Francia il generale De Gaulle, fondatore della 5° Repubblica e dell’elezione diretta del   capo dello Stato, ha sempre affermato la sua grande fiducia nella maturità politica del popolo francese. In Svizzera dove vivo attualmente vi sono ancora paesini dove la gente vota in piazza e per alzata di mano!

Le votazioni referendarie elvetiche, per esempio, non richiedono quorum. Quella che da noi, da tutela, è diventata una trappola politichese! E si fa un grande uso dei referendum, non solo per questioni nazionali o federali, ma anche per decisioni che noi potremmo definire “minori” o locali.  Non che in Svizzera votino massicciamente. Pare che in molti casi siano soltanto in 20%. Tuttavia: chi si interessa, decide!

Lasciatemi poi spezzare una lancia in favore della mia idea di democrazia. Un cittadino chiamato alle urne per un referendum ha il diritto-dovere di recarvisi. Per approvare o respingere. L’astensione non mi pare un atteggiamento responsabile. Decisamente grave è invece invitare apertamente all’astensione! Se poi sono i rappresentanti popolari, gli eletti della Repubblica a farlo, allora forse bisognerebbe ascoltarli, ma alle elezioni politiche, quando si aspettano di vedersi riconfermare sui loro scranni!

In ogni sondaggio d’opinione ci sono i favorevoli, i contrari e l’infima minoranza di quelli che “non sanno” o non si pronunciano. E cosí dovrebbe essere anche per i referendum. Chi è contrario lo dica forte e chiaro, ma lo dica. E chi non lo sa… rifletta. Anche una scheda bianca o nulla che non invalida la partecipazione democratica dei concittadini puo’ significare i dubbi e le perplessità.

E se anche da noi a Cuneo, seguendo gli esempi di Vicenza, Trento e Bolzano, come sembra suggerire Valter Cavallo, abolisse il famigerato “quorum”?

Fonte: http://www.italiainmovimento.it/2016/04/19/nei-referendum-svizzeri-decide-vota-non-serve-quorum/

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Un Poletti vergognoso dichiara: “D’estate i giovani devono lavorare gratis”

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Un Poletti vergognoso dichiara: “D’estate i giovani devono lavorare gratis”

Senza vergogna il Ministro Poletti che ha il coraggio di dichiarare che d’estate i giovani devono lavorare gratis. Non bastano i molti giovani che lavorano gratis per anni o quelli che ricevono uno stipendio da terzo mondo o quelli che vengono sfruttati per gli stage e poi cmbiati con altri.

“Sono favorevole a che nei progetti di alternanza fra scuola e lavoro gli stage lavorativi possano essere fatti anche d’estate, se è una scelta volontaria”.

Così il ministro del Lavoro Giuliano Poletti è tornato ai microfoni dell’Intervista di Maria Latella sulla polemica di mandare a lavorare gli studenti durante le vacanze estive. “Bisogna incominciare a far capire ai giovani cosa sia il lavoro e cosa sia un’impresa” ha aggiunto.

Per quanto riguarda il Def, il ministro ha detto che va destinato il tesoretto alla parte più debole società. Le situazioni di indigenza”. “Credo che il nostro Paese – ha aggiunto – – abbia bisogno di un intervento sulla parte più debole della società”

In realtà il tesoretto è un’invenzione. Al suo posto c’è un buco di BEN 16 MILIARDI DI EURO.

FONTE: http://www.italiainmovimento.it/2016/04/19/un-poletti-vergognoso-dichiara-destate-giovani-devono-lavorare-gratis/

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