IN SOLI 2 MESI E’ GIA’ INDAGATO, HA NOMINATO ASSESSORE IL SOCIO OCCULTO E REGALATO POLTRONE A TUTTI I LECCAPIEDI: PERCHE’ NESSUNO TI RACCONTA LE PORCATE DI SALA?

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IN SOLI 2 MESI E’ GIA’ INDAGATO, HA NOMINATO ASSESSORE IL SOCIO OCCULTO E REGALATO POLTRONE A TUTTI I LECCAPIEDI: PERCHE’ NESSUNO TI RACCONTA LE PORCATE DI SALA?

Milano, non solo Cinque Stelle: tutti i guai del sindaco Giuseppe Sala
Il dossier – Mille e una grana – Prima sotto inchiesta, poi la nomina del socio come assessore al Bilancio. E ancora, doppio capo di gabinetto e segretario lampo: in poco più di 2 mesi

Quiz. Chi è il sindaco di una grande città italiana che è iscritto nel registro degli indagati, che ha avuto problemi con la nomina di qualche suo assessore e polemiche feroci sulla scelta del suo staff? Virginia Raggi, direte voi. Sì, ma ce n’è un altro le cui vicende, a differenza di quelle del sindaco di Roma, non sono state raccontate da alcun giornale (tranne il Fatto Quotidiano): è Giuseppe Sala, primo cittadino di Milano. Raggi/Sala: due pesi e due misure.

L’indagato. Non era ancora stato eletto primo cittadino, e Sala era già iscritto nel registro degli indagati. Per aver mentito ai cittadini. Nel febbraio del 2015, da amministratore delegato di Expo, firma (“Sul mio onore dichiaro…”) un’autocertificazione in cui “dimentica” di segnalare, tra le sue proprietà e attività economiche, una casa in Svizzera, un’immobiliare in Romania e una società in Italia (Kenergy). Dopo un articolo del Fattoripreso dall’esposto di un politico di centrodestra, la Procura apre un fascicolo, in gran segreto, “a modello 21”, cioè con iscrizione di Giuseppe Sala nel registro delle notizie di reato a carico di persone note. Ora la Procura milanese ha davanti due strade: la prima è considerare il comportamento di Sala un possibile reato, falso in autocertificazione, pene fino a 2 anni di reclusione; oppure, più probabilmente, ritenerlo un illecito amministrativo. In questo caso, il pm chiederà al gip di archiviare il procedimento e di trasmettere gli atti al prefetto di Milano, l’autorità che ha il potere di comminare le sanzioni amministrative previste. In ogni caso, un brutto inizio per il nuovo sindaco di Milano. In precedenza, Sala era stato indagato per abuso d’ufficio, e poi archiviato, per l’appalto della ristorazione Expo concesso senza gara a Oscar Farinetti, grande amico e sostenitore di Matteo Renzi.

Il socio. Sala offre l’assessorato più “pesante”, quello al Bilancio, arricchito della delega al Demanio, a Roberto Tasca, professionista e professore universitario, presidente della vigilanza di Fondo Strategico Italiano e diSimest (entrambi di Cassa Depositi e Prestiti), ma soprattutto socio negli affari privati di Sala. È sua una quota di Kenergy, una delle società (produce energia elettrica) che Mr. Expo ha “dimenticato” di dichiarare nell’autocertificazione giurata del 2015. “Ma non c’è alcun conflitto d’interessi”, ha tagliato corto Sala.

L’indagata. Chi nomina segretario generale del Comune di Milano? Sala sceglie una persona imputata per reati contro la Pubblica amministrazione, a cui deve revocare la nomina dopo soli cinque giorni.Antonella Petrocelli era segretario generale del Comune di Como nel 2014, quando aveva conferito gli incarichi per la progettazione della terza variante del piccolo Mose comasco, il sistema di paratie che con i suoi cantieri, bloccati da anni, deturpa il lungolago della città lariana. Quella variante, oggetto di una inchiesta della Procura di Como, è considerata illegittima. Dunque Petrocelli aveva ricevuto un avviso di garanzia per turbativa d’asta. La notizia era nota, notissima. Eppure Sala sceglie Petrocelli per metterla al vertice dell’amministrazione comunale. Nominata venerdì 15 luglio 2016. Con una strana clausola: “L’incarico sarà interrotto immediatamente nel caso in cui l’autorità giudiziaria adotti provvedimenti ulteriori, quali la richiesta di rinvio a giudizio o altro atto da cui risulti l’esistenza di fondati indizi a carico dell’interessata”. In realtà, già il giorno prima, giovedì 14 luglio, il giudice delle indagini preliminari di Como aveva disposto per Petrocelli il giudizio immediato per turbativa d’asta, processo fissato per il 24 novembre 2016. A Milano se ne accorgono solo cinque giorni dopo e mercoledì 20 luglio cacciano la funzionaria: l’incarico più breve nella storia di Palazzo Marino.

Doppio gabinetto. Come direttore generale del Comune, Sala sceglie Arabella Caporello, fondatrice di un circolo Pd di Milano e manager con in curriculum un passaggio importante: quello alla Leopolda di Renzi. Come capo di gabinetto, Sala chiama al volo Mario Vanni, avvocato. È un premio per il lavoro fatto in campagna elettorale: Vanni, tesoriere del Pd milanese, è stato il coordinatore della comunicazione e della promozione politica, attività determinanti per la vittoria di Sala. Il sindaco lo chiama con nomina diretta, senza gara, con stipendio da dirigente. Ma Vanni non è dirigente e secondo la legge Madia non può fare il capo di gabinetto. Così il sindaco si deve tenere anche il vecchio capo di gabinetto di Giuliano Pisapia, con il compito di firmare gli atti che Vanni non può firmare. Poi, per sanare il pasticcio, confeziona una gara (su misura?): bando il 7 luglio 2016, presentazione domande entro il 18 luglio. Indovinate chi ha vinto? Vanni.

Sala magica. I collaboratori più fidati di Sala a Palazzo Marino vengono tutti da Expo e sono passati per la campagna elettorale. Due consulenti d’oro: Roberto Arditti e Marco Pogliani, uomini di pubbliche relazioni dell’esposizione, poi della campagna per Sala sindaco, ora sono premiati con due ricchi contratti di consulenza. Niente gara, ma due “selezioni con procedura comparativa per professionisti esterni all’amministrazione”. Avviso aperto il 16 agosto, chiuso il 26 senza graduatoria ma con i soli nomi dei vincitori. Stefano Gallizzi, paziente ed efficiente uomo-stampa di Expo e poi della gara elettorale, ora è portavoce del sindaco, affiancato daValentina Morelli, che teneva l’agenda della campagna. Avete mai letto polemiche o dubbi su queste vicende?

FONTE: IL FATTO QUOTIDIANO.IT

 

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RENZI A LECCE PER UN COMIZIO? CITTA’ MILITARIZZATA, CENTINAIA DI AGENTI PER PROTEGGERLO DALL’IRA DEI CITTADINI: LEGGI COSA HA SCRITTO UN CRONISTA LOCALE

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RENZI A LECCE PER UN COMIZIO? CITTA’ MILITARIZZATA, CENTINAIA DI AGENTI PER PROTEGGERLO DALL’IRA DEI CITTADINI: LEGGI COSA HA SCRITTO UN CRONISTA LOCALE

Lecce militarizzata, il centro in stato d’assedio, a memoria non ricordo di aver visto mai una cosa del genere, nemmeno, quando ero ragazzo, al tempo degli anni di piombo.

Io me lo ricordo bene, quegli anni là: non avevo mai visto tanta Polizia come ‘stasera. Eppure, allora, si poteva manifestare, i politici andavano in giro senza scorta, camminavano tranquilli, o quasi, comunque non evitavano il contatto con la gente.

‘Stasera (non) ho visto un presidente del consiglio non eletto da nessuno, che ormai vive blindato. Vive sui social animato dai suoi impiegati, sui telegiornali a reti unificate. Ha voluto scegliere Lecce per fare il suo comizio propriamente politico, elettorale a favore del ‘Sì’ al prossimo referendum, di cui, a proposito, ancora non si sa nemmeno la data.

Ha trasformato la città, nel centro storico, in uno sbarramento di poliziotti. Doppio sbarramento da ogni accesso davanti a Politeama. Decine e decine di agenti schierati. Il teatro riempito dagli iscritti al Pd, un’ ora prima, e poi, per gli altri: non c’era posto…Non ci si poteva entrare. Almeno tre gruppi di contestatori confinati in piazza Sant’Oronzo, isolati a forza. Che presidente del consiglio ‘democratico, è questo, non eletto da nessuno, e che è costretto a vivere blindato, senza più contatto col popolo?

Blindato come le porte sbarrate del Politeama, all’ interno gli iscritti del Pd e gli invitati di contorno.

Tanto, a fare propaganda, non informazione, propaganda, mentre sto scrivendo questo pezzo, ci stanno pensando i telegiornali a reti unificate.

Ma la realtà è un’ altra, è quella che ho visto ‘stasera con i miei occhi. Adesso ve la racconto.

Prima delle 19, c’è già il traffico in tilt, le auto vengono fatte defluire verso i viali, verso la superstrada, da via De Pietro. Ogni accesso in su è bloccato.

Io vado a piedi, ovvio, verso la villa.

Ingenuo come sono, avrei voluto partecipare all’ incontro previsto in Prefettura.

“Abbiamo l’ ordine di non far passare nessuno, è un incontro privato”, mi dice uno degli agenti schierati di fronte.

Bene, mi dico da solo, questo ci sta, il Prefetto organizza un incontro con il presidente del consiglio ed è riservato, invita chi vuole lui, ci sta.

Quello che non ci sta, è invece quel che comincio a vedere da quel momento in poi.

Nella villa comunale, di fronte, dentro, ci sono due grossi mezzi di polizia.

Poco più avanti, il primo sbarramento, addetti con le transenne, e agenti di Polizia.

“Volevo andare a sentire il presidente del consiglio…”, dico.

“Deve fare il giro da piazza sant’ Oronzo, passare da via Templari, e provare da uno degli accessi da lì, da qui non si può passare”, è la risposta.

Sono costretto a passare da via Templari, e da lì sbucare nella piazza.

19.15, mi faccio un giro da tutte le vie che si affacciano verso il Politeama. Tutti gli accessi hanno un doppio sbarramento di transenne e di poliziotti schierati. Non riesco a crederci, eppure è così.

“Volevo andare a sentire il presidente del consiglio…”, dico ogni volta. Mi rimandano all’ acceso, accesso si fa per dire, da via Trinchese, la parte che arriva da piazza Mazzini.

Rifaccio il percorso all’ inverso, dalla villa prendo via Trinchese dal verso giusto, sbuco nel tratto finale che guarda l’ ex Banco di Napoli.

“Volevo andare a sentire il presidente del consiglio…”, ripeto. Il poliziotto chiama un addetto del Pd con il tesserino a tracolla. “Aspetti qui, fra poco l’ accompagno…”.

Insieme ad altri tre, poco dopo il giovane ci scorta verso il Politeama. E’ chiuso. Davanti, un centinaio di volti noti e meno noti del Pd aspettano di andare a riempire la sala.

Sono le 19.30, sento urla dalla piazza Sant’Oronzo, perciò mi allontano per andare a vedere e ritorno in piazza.

Ci sono quattro gruppi di contestatori. Una cinquantina di lavoratori che chiedono lo sblocco della statale 275, una decina di lavoratori dell’ Alba Service. Poi, arrivano i contestatori propriamente politici. Venti/trenta del comitato per il No del centro-destra, con i loro cartelli. se ne stanno defilati, in piazza, sul lato verso via Templari.

Venti/trenta attivisti del Movimento 5 Stelle, nel frattempo radunatisi, cercano di passare verso il Politeama dalle due viuzze dirette, invano, ovviamente. Si fermano davanti alle transenne, tirano fuori i loro cartelli, ma devono rimanere là.

“Volevo andare a sentire il presidente del consiglio…”, dico.

“E’ tutto pieno, non si può passare”, è la risposta che ricevo, ripetuta da più parti.

Sta pure cominciando a piovere.
Anzi, piove proprio, mentre prendo la strada del ritorno.

Anzi, diluvia, ormai.

Dalla villa sento lontane le voci di altri contestatori, del Popolo degli Ulivi, mi sembra di scorgerne una decina, sotto il banco di Napoli. Non so come abbiano fatto ad arrivare là, ma li sento, anche se non li vedo bene, fra l’ acquazzone, e i poliziotti che ho davanti.

Ma ho visto ormai quanto bastava, per raccontare qual è la realtà, di questa surreale democrazia senza popolo, di questo assurdo isolamento del Palazzo, anzi del Teatro, sbarrato, come il Potere che vi si è nascosto dentro.

FONTE: LECCECRONACA

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MENTANA? ECCO COME SFANCULA ORFINI:” Muraro vicina a destra romana? Se chiami l’idraulico gli chiedi che ti ripari il rubinetto non cosa vota”

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MENTANA? ECCO COME SFANCULA ORFINI:” Muraro vicina a destra romana? Se chiami l’idraulico gli chiedi che ti ripari il rubinetto non cosa vota”

Crisi Raggi, Mentana vs Orfini: “Muraro vicina a destra romana? Se chiami l’idraulico gli chiedi che ti ripari il rubinetto non cosa vota”…

“Se uno lo astrae dal M5S, per un partito normale la vicenda della giunta Raggi sarebbe normale”. Così il direttore del Tg La7 Enrico Mentana, ospite a In Onda su La7, parla della bufera politica che si sta abbattendo sul Campidoglio e sul neo sindaco Virginia Raggi.

Mentana critica la versione del commissario straordinario romano del PD Matteo Orfini, secondo cui la giunta Raggi sarebbe circondata da un pezzo della destra romana, di cui l’assessore all’ambiente Paola Muraro sarebbe un’espressione: “Quando qualcuno di noi chiama l’idraulico nessuno di noi chiede se è di destra o di sinistra, l’importante è che non goccioli più il rubinetto. Il vero peccato originale del M5S – continua Mentana – è che pur sapendo di essere i probabili vincitori a Roma, non sono arrivati in tempo con una squadra, pagando un lungo scotto al noviziato”. Poi conclude: “Il problema dei 5 stelle è che non sanno fronteggiare le emergenze e quella dei meccanismi decisionali, perché non si sa chi decide. Devono scegliersi una strada perché tutte le volte è come se fosse il primo giorno di scuola“.

Dunque, Mentana critica la versione del commissario straordinario romano del PD Matteo Orfini, secondo cui la giunta Raggi sarebbe circondata da un pezzo della destra romana, di cui l’assessore all’ambiente Paola Muraro sarebbe un’espressione: “Quando qualcuno di noi chiama l’idraulico nessuno di noi chiede se è di destra o di sinistra, l’importante è che non goccioli più il rubinetto. Il vero peccato originale del M5S – continua Mentana – è che pur sapendo di essere i probabili vincitori a Roma, non sono arrivati in tempo con una squadra, pagando un lungo scotto al noviziato”. Poi conclude: “Il problema dei 5 stelle è che non sanno fronteggiare le emergenze e quella dei meccanismi decisionali, perché non si sa chi decide. Devono scegliersi una strada perché tutte le volte è come se fosse il primo giorno di scuola“.

FONTE: http://tv.ilfattoquotidiano.it/2016/09/07/crisi-raggi-mentana-vs-orfini-muraro-vicina-a-destra-romana-se-chiami-lidraulico-gli-chiedi-che-ti-ripari-il-rubinetto-non-cosa-vota/557850/

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PENSIONI, E’ RABBIA PER IL FURTO DA PARTE DELLA CASTA PARASSITA: HANNO APERTO LA BUSTA, ECCO LA MISERIA CHE RICEVERANNO

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PENSIONI, E’ RABBIA PER IL FURTO DA PARTE DELLA CASTA PARASSITA: HANNO APERTO LA BUSTA, ECCO LA MISERIA CHE RICEVERANNO

Stupore, dubbi, angosce. È l’effetto che fa la busta arancione. L’ha spedita l’Inps a un milione di italiani, e di lettere così ne invierà altre sei milioni nei prossimi quattro mesi, per raccontare a ogni lavoratore che tipo di pensionato sarà.

L’oracolo Inps si esprime sotto forma di sei-sette fogli fronte-retro che snocciolano dati, numeri e tabelle su misura per dire a ciascuno quanti soldi ha già versato nelle casse dell’ente, quanti anni mancano al buen retiro, quale sarà il proprio futuro stipendio (sempre che tutto fili liscio) e quale l’ammontare dell’assegno pensionistico.Il tutto firmato da Tito Boeri, presidente Inps. È stato lui a voler spedire la busta arancione agli italiani, così come si fa già nei paesi del Nord Europa, perché la gente prenda coscienza di ciò che l’aspetta. Per curiosità o necessità, ci sono altri 6 milioni di lavoratori che hanno letto il contenuto della lettera on line, accedendo al portale “La mia pensione” dalla home page del sito web Inps, un servizio che entro l’anno sarà accessibile a tutti i 23 milioni di dipendenti italiani, precari e stagionali inclusi. Nel frattempo “l’Espresso” ha raccolto le storie di dieci italiani – di cui per motivi di privacy non citeremo il vero nome – che hanno già dato una sbirciata al proprio futuro pensionistico. Hanno fra i 30 e i 45 anni: la generazione che più è andata a sbattere sul muro della crisi economica iniziata nel 2008 e che ha passato i limiti d’età per accedere ai progetti di sostegno di Garanzia Giovani.

Se 69 anni vi sembran pochi
Il copione si ripete sempre uguale. Giunti alla seconda pagina della lettera inviata dall’Inps ci si imbatte nella tabella “La previsione della sua pensione” e la prima cosa che balza all’occhio è la data del pensionamento. «Ci vado nel 2052, che è fra un sacco di tempo», racconta Vittorio, 33 anni, di Pistoia, che stropiccia il foglio agitandolo fra le mani. L’ha letto e riletto. «Avrò settant’anni. Faccio l’informatico, non so se a quell’età avrò la mente abbastanza elastica per stare al passo con l’innovazione e i futuri nerd». Vittorio ha cominciato a lavorare a 27 anni, dovrà sgobbare altri 35 anni per arrivare a una pensione di 1.900 euro lordi, sempre che nel mezzo non perda il lavoro, creando buchi contributivi che assottiglierebbero di parecchio l’assegno pensionistico.

Questo è proprio l’incubo di Chiara, 32 anni, romana, laurea in Psicologia. «I 60enni si lamentano perché dovranno lavorare qualche anno in più. E io, che non posso essere assunta stabilmente? Ho consultato la mia posizione sul sito Inps: è un disastro. Sono passata attraverso stage, contratto d’inserimento, partita iva, co.co.pro, tempo determinato. Ho fatto versamenti in casse previdenziali diverse, che fra loro non comunicano.

L’aliquota media versata è del 17 per cento, così la mia pensione equivarrà a metà del mio ultimo stipendio». Per far confluire tutto su un’unica piattaforma previdenziale, Chiara dovrebbe sborsare 24 mila euro, troppo per una giovane che ne guadagna 21 all’anno. L’ha scoperto contattando direttamente l’Inps, perché sulla busta arancione, alla voce “Contributi accantonati Gestione Separata”, c’è scritto che «per valutare come possano essere più utilmente valorizzati i contributi da Lei accantonati le consigliamo di rivolgersi ad una nostra sede per una consulenza». L’ha fatto e le hanno spiegato che o sgancia i quattrini o deve sperare che i prossimi anni di contribuzione siano più stabili di quelli precedenti. Oppure sarà un’anziana povera.

Un nuovo conto corrente
Anche Federica, 37 anni, laurea in Archeologia, insegnante a Bologna, ha chiamato l’Inps dopo aver letto la lettera. «Per poco non mi è venuto un colpo. Dall’elenco dei contributi erano spariti i sei anni di lavoro negli scavi archeologici. Ho contattato l’ente, che adesso sta verificando dove siano finiti i miei contributi. Incrocio le dita».

Situazioni così si verificano spesso, è capitato anche a Melissa, 35 anni, di Milano. Lavorava in una tv locale e si occupava della pubblicità, poi l’azienda è andata in crisi e ha perso il lavoro: «Avevo ricevuto a casa una lettera dall’Inps. C’era un codice e una procedura per verificare on line la posizione contributiva. Non è stato difficile accedere ai miei documenti digitali, ma quando ho scoperto che la mia azienda non mi aveva versato gli ultimi due anni di contributi ho avuto un tracollo. Grazie ai funzionari dell’Inps sono riuscita a recuperare quei soldi».

Da quando c’è la crisi, molte aziende hanno risparmiato sui contributi ai dipendenti per far quadrare i conti ed evitare la bancarotta. «Ci sono otto-nove miliardi l’anno di evasione da parte di imprese che non pagano i contributi alla propria manodopera, il totale è di 141 miliardi di buco. L’ente affida a Equitalia il compito di riscuotere, ma ne recupera il 5 per cento», spiega Gian Paolo Patta, membro del Civ, il comitato di indirizzo e vigilanza Inps. Fortunatamente c’è un fondo che copre quei buchi, ma funziona solo per i lavoratori dipendenti. Gli altri devono segnalare all’Inps i mancati pagamenti entro due anni, altrimenti i contributi vanno persi: «Controllare la propria posizione dovrebbe diventare un’abitudine, come si tiene sott’occhio il conto in banca», rispondono dall’istituto previdenziale.

L’Inps dal volto umano
Infatti, nell’ultima pagina della Busta Arancione c’è scritto a caratteri cubitali «Controlli il suo estratto conto e segnali eventuali errori. Le ricordiamo che eventuali anomalie dell’estratto conto incideranno negativamente sulla sua pensione». Un messaggio che Mirco, giovane impiegato di Torino, ha molto apprezzato: «La busta arancione mi è arrivata. Andrò in pensione nel 2050, a 69 anni compiuti, con un buon assegno. Grazie Boeri per quest’idea, così l’Inps non mi sembra più l’ente polveroso e marziano che pensavo. Però l’idea di finire i miei giorni dietro una scrivania non mi piace. Il governo dovrebbe fare di più per le giovani generazioni, che sgobberanno una vita».

Chi ci guadagna
E se la riforma Fornero bastona i manovali, mostra invece il suo lato migliore ai colletti bianchi e a chi ha uno stipendio alto. Fra i graziati c’è Gabriele, manager in una banca di Bari, che racconta: «È stato un po’ complesso ottenere la password per accedere alla mia pagina web, ma il sito funziona e si possono fare simulazioni, prevedere scenari di carriera differenti, buchi contributivi, svariate situazioni di crescita nazionale. Ma dubito che la previsione stimata dall’Inps si avvererà». Ha cominciato a lavorare nel 2006, guadagna 56 mila euro lordi l’anno: «Secondo i loro calcoli andrò in pensione a 69 anni con un assegno da 7 mila euro lordi», sempre che il prodotto interno lordo, cioè la ricchezza prodotta dall’Italia, cresca l’1,5 per cento l’anno, così come la sua retribuzione. «E chi ci crede? Oggi il pil è allo 0,8 per cento e non vedo crescita all’orizzonte», dice Gabriele che versa 250 euro al mese in un fondo complementare privato. Perché sulla stabilità dell’Inps non ci metterebbe la mano sul fuoco.

Un futuro troppo lontano
Nonostante la busta arancione tenti di mettere in guardia i giovani da un futuro incerto, per molti il traguardo della pensione appare davvero troppo lontano. Daniele, 38 anni, quadro in una società di revisione dei conti di Milano, racconta: «Ho dieci anni di contributi, manca talmente tanto tempo (lascerò il lavoro nel 2049) che qualsiasi previsione risulterebbe prematura e imprecisa. Verso il Tfr nel fondo integrativo di settore e sto pensando di investire anche in un fondo previdenziale privato, ma al momento non me lo posso permettere e non mi fido molto di banche e assicurazioni».

Del resto, sul mercato italiano della previdenza integrativa, solo il 13 per cento delle polizze è stato stipulato da giovani tra i 25 e i 34 anni contro il 33 per cento della fascia 45-54 anni. L’altro problema è che i maggiori investitori sono lavoratori dipendenti (il 38 per cento e versano 240 euro al mese), anziché quelli che ne avrebbero più bisogno (gli autonomi sono il 34 per cento, con 170 euro in media): «La previsione è che chi lavora in proprio avrà una pensione pari al 55 per cento dell’ultimo stipendio», spiega Renato Antonini, responsabile vita e danni di Alleanza assicurazioni. «Molti giovani si rivolgono a noi, capiscono l’esigenza di integrare l’assegno pensionistico, ma hanno già troppe spese vive per accantonare denaro», spiega Antonini.

FONTE: ESPRESSO.IT

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SUPERCAR E LUSSO SFRENATO: ECCO DOVE HA SPESO L’8 PER MILLE IL VESCOVONE DI MAZARA DEL VALLO

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SUPERCAR E LUSSO SFRENATO: ECCO DOVE HA SPESO L’8 PER MILLE IL VESCOVONE DI MAZARA DEL VALLO

Vescovo di Mazara del Vallo indagato, nuove accuse a monsignor Mogavero: il milione per costruire le chiese sparito, prestiti sospetti

Si complica la posizione di monsignor Mogavero, presule di Mazara del Vallo. Lo scrive Alessandra Ziniti su Repubblica raccontando come dai conti correnti della Diocesi sia sparito un milione di euro per la costruzione di tre chiese.

Scrive Repubblica:” C’è un milione di euro del mutuo per la costruzione di tre chiese che non si sa che fine abbia fatto. Ci sono altri 570.000 euro di fondi dell’8 per mille che sarebbero stati destinati a ben altro che alle iniziative benefiche. C’è una moltitudine di conti correnti della Diocesi e una sorta di “conto protezione” nel quale transitano somme destinate a conti correnti privati. Ci sono inspiegabili prestiti per più di 225.000 euro concessi dall’economo della Curia a un sacerdote nel frattempo condannato per tentata violenza sessuale e sospeso a divinis che li avrebbe dissipati ai tavoli da gioco. E ci sono le testimonianze di diversi sacerdoti che hanno confermato ai pm che i bilanci della Diocesi erano in rosso anche a causa di alcune spese folli, come il regalo di 35.000 euro ad un parroco per l’acquisto di una macchina di lusso”.

Nell’inchiesta dunque c’è molto di più dei 185mila euro contestati all’alto prelato. Scrive sempre Repubblica

Insomma, nell’inchiesta che vede il vescovo di Mazara del Vallo Domenico Mogavero indagato per appropriazione indebita dei fondi dell’8 per mille e il suo ex economo don Franco Caruso anche per malversazione, c’è ben di più. Interrogato, Mogavero (difeso dagli avvocati Nino Caleca e Stefano Pellegrino) ha sostenuto di essere all’oscuro di quanto avrebbe fatto l’economo poi da lui rimosso, mentre quest’ultimo sostiene che l’arcivescovo fosse al corrente di ogni cosa.

Intanto Mogavero respinge tutte le accuse e per Natale ha inviato una lettera ai fedeli: “Contro di me un processo mediatico. Non vi chiedo di credermi sulla parola, ma dimostrerò che sono innocente”.

FONTE: http://www.huffingtonpost.it/2015/12/27/vescovo-spese-chiesa_n_8880664.html?utm_hp_ref=italy

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RENZI VERGOGNOSO, SENTITE COME ATTACCA IMPOSIMATO: “FACCIAMOLO VEDERE DA UNO BRAVO” (VIDEO)

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RENZI VERGOGNOSO, SENTITE COME ATTACCA IMPOSIMATO: “FACCIAMOLO VEDERE DA UNO BRAVO” (VIDEO)

Il giudice Imposimato è uno che ha sempre attaccato Renzi e, senza peli sulla lingua, ha sempre espresso il suo parere (molto negativo) sul nostro Premier in maniera schietta e sincera! Quest’ultimo, però, ha voluto questa volta, restituire al mittente “il favore” e sentite con che toni..

Ferdinando Imposimato, ex grande giudice di tante importanti inchieste come il caso Moro e presidente onorario aggiunto della Suprema Corte di Cassazione, parla dello scontro tra politica e magistratura in un’intervista ad Affaritaliani.it.

Ferdinando Imposimato, che cosa ne pensa dello scontro tra politica e magistratura nato dopo le parole del neo presidente dell’Anm Davigo?

Guardi, qui non c’è uno scontro. Semplicemente c’è la reazione smodata di alcuni politici di governo che non accettano le critiche giuste mosse da Davigo verso una politica che ormai da tempo è criminogena.

In che senso criminogena?

Nel senso che ci sono molte leggi che favoriscono i corrotti e i mafiosi. Quello sottolineato è un fatto conclamato che si ripete ormai da molti anni sia con governi di centrodestra sia con governi di centrosinistra.

A quali leggi si riferisce?

L’elenco è molto lungo. Si parte dalla depenalizzazione di due reati importantissimi, come l’interesse privato in atti d’ufficio (324 del codice penale) e il peculato per distrazione (314 del codice penale). Sono stati aboliti entrambi nel 1990, con la conseguenza che illeciti gravissimi non sono più considerati delitti. Questa depenalizzazione è stata esiziale. A partire da quella data tutti i fatti di conflitti di interesse non sono più rientrati in fattispecie di reato. Venendo ad anni recenti, c’è la legge contro la corruzione fatta nel 2013. La legge Severino avrebbe dovuto adeguarsi alla Convenzione Europea anticorruzione del 1999 ma in realtà ha ridotto le pene per i condannati in concussione fraudolenta, che è il caso tipico di ricatto che il pubblico ufficiale mette in atto nei confronti del privato. La conseguenza è che molti processi sono finiti in prescrizione.

Si tratta però di norme messe in atto prima del governo Renzi.

Sì, ma l’elenco prosegue anche in questi anni. Per esempio c’è la legge sul voto di scambio, che era stata promossa dal M5s, ma che si è poi risolta in una legge a favore dei politici perché come ha dimostrato la Cassazione ormai è impossibile condannare un politico per voto di scambio. Non è tutto. La legge sulla prescrizione non è assolutamente adeguata. La stessa Ue nel 2014 ha richiamato l’Italia al dovere di cambiare le leggi sulla prescrizione ma non abbiamo fatto nulla e tutto è insabbiato da qualche parte.

Questo aveva detto Imposimato su Renzi, sul suo Governo e sul suo operato. Ecco invece il video con le ultime vergognose parole di Renzi sul giudice.

fonte: http://video.corriere.it/renzi-imposimato-dice-che-voglio-fare-guerra-

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