“AIUTIAMO LA GENTE DOPO I TERREMOTI E POI SIAMO NOI I PRIMI TERREMOTATI” LE PROTESTE DEI VIGILI DEL FUOCO SOTTO LA SEDE DEL PD – VIDEO

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“AIUTIAMO LA GENTE DOPO I TERREMOTI E POI SIAMO NOI I PRIMI TERREMOTATI” LE PROTESTE DEI VIGILI DEL FUOCO SOTTO LA SEDE DEL PD – VIDEO

“Amati dai cittadini ma umiliati dallo Stato”. “Non chiediamo privilegi ma parità agli altri corpi”.

Questi sono solo alcuni dei cartelli del sit-in dei vigili del fuoco in piazza Montecitorio, dove, per accendere la protesta, sono arrivati da tutta Italia con le loro divise, comprese dalle Regioni messe in ginocchio dal terremoto. Cartelli, fischietti e un palco montato in piazza per far sentire la loro voce: “Ci chiamano eroi – lamentano – ma abbiamo degli stipendi da fame”. La retribuzione è da anni il problema dei vigili del fuoco, chiamati a fare interventi pericolosi e sempre a disposizione della citadinanza.

Loro gli eroi, che più volte abbiamo ringraziato, non rientrano nel comparto sicurezza, o meglio non sono inquadrati come tali. Da qui la disparità retributiva con gli altri corpi, che va da un minimo di 300 fino a 1000 euro al mese. E che brucia di più da quando, dal gennaio scorso, la forestale è entrata a far parte del corpo dei vigili del fuoco: “Mi ritrovo in volo con colleghi che guadagnano mille euro più di me ogni mese – spiega un elicotterista di Venezia – è francamente umiliante. Ci chiamano eroi ma abbiamo stipendi da fame, questa è la realtà”.

“AIUTIAMO LA GENTE DOPO I TERREMOTI E POI SIAMO NOI I PRIMI TERREMOTATI” LE PROTESTE DEI VIGILI DEL FUOCO SOTTO LA SEDE DEL PD – VIDEO

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“NON CAPISCONO UN CAZZO! E LUI…”: DEL RIO E IL CLAMOROSO FUORI ONDA. GLI SCAPPA LA VERITA’ SU RENZI E LA SUA CORTE…

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“NON CAPISCONO UN CAZZO! E LUI…”: DEL RIO E IL CLAMOROSO FUORI ONDA. GLI SCAPPA LA VERITA’ SU RENZI E LA SUA CORTE…

Un clamoroso fuorionda agita ulteriormente le acque di un Pd nel caos. Siamo nella sede democratica a Roma, dove si tiene un forum sul trasporto pubblico.

Al banco dei relatori, come si vede nella clip pubblicata da Repubblica, ci sono Graziano Delrio e il presidente della Commissione trasporti della Camera, Michele Meta. Poco prima dell’inizio del convegno, i due parlottano proprio della scissione del Pd, che pare sempre più vicina. “Barano o fanno sul serio?“, chiede Meta. E Delrio: “Una parte ha già deciso”.

Poi, però, la pazzesca bordata contro Matteo Renzi e i suoi. Il ministro spiega che i renziani, con la scissione, pensano che “diminuiscono i posti da distribuire” ma “non capiscono un cazzo” perché la frattura “sarà come la rottura della diga in California, c’è una crepa, e l’acqua dopo non la governi più”. Parole drastiche, alle quali aggiunge che “Matteo non ha fatto nemmeno una telefonata per evitare la scissione”. Tutto il contrario rispetto a quanto affermato proprio in mattinata in un’intervista al Corriere della Sera. Un colpo devastante, per l’immagine e la credibilità dell’ex premier, sputtanato da un (ex?) fedelissimo.

FONTE: LIBERO

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Scanzi deride Renzi: “Ha la sindrome di Fonzie che non riesce a dire ho sb sb sb agli a to..” video

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Scanzi deride Renzi: “Ha la sindrome di Fonzie che non riesce a dire ho sb sb sb agli a to..” video

A quattro giorni dall’assemblea che convocherà il congresso, l’aria dentro il Pd si fa sempre più cupa. Dopo un vertice serale martedì tra Matteo Renzi e Dario Franceschini e i rispettivi fedelissimi, si tenta un’ultima mediazione con la minoranza ma i margini per evitare una scissione appaiono sempre più ridotti al lumicino. Il segretario non ha alcuna intenzione di andare oltre la fine di aprile per fare le primarie e la minoranza, che sabato si compatterà intorno a Emiliano, Speranza e Rossi, non vuole cedere.

“È inspiegabile far parte di un partito che si chiama democratico e aver paura della democrazia”, sostiene il leader dem che ieri ha fatto un blitz in un circolo di Milano come assaggio della campagna congressuale. Il caos è tale nel Pd che anche dentro le stesse correnti le versioni della situazione divergono. Ieri, dopo una discussione accesa, i giovani turchi, divisi tra Andrea Orlando e Matteo Orfini, hanno trovato una mediazione proponendo un “confronto programmatico” nella fase di avvio congressuale. Un’unità in realtà di facciata, osservano in molti, visto che Orfini non ha alcuna intenzione di prendere una via diversa da quella del segretario. Mentre, sostengono fonti della minoranza, Orlando avrebbe lasciato capire che potrebbe candidarsi al congresso contro Renzi se tutta la minoranza lo appoggiasse. “Noi siamo uniti, bisogna però capire se proseguire questo percorso dentro o fuori il Pd dopo che la direzione ha sancito la trasformazione del Pd in partito di Renzi”, è l’onesta ammissione di Michele Emiliano che ieri ha fatto la sua “prima” in Transatlantico. Il governatore pugliese, insieme agli altri due candidati Roberto Speranza e Enrico Rossi, suggelleranno l’intesa sabato con un’iniziativa a Roma.

“Una prova di forza, con centinaia di pullman e maxi-schermi fuori dal teatro Vittoria”, dicono gli organizzatori, convinti che la prova di forza avrà effetto sulla maggioranza del partito in vista dell’assemblea di domenica. Dove, chiariscono sia Emiliano sia Bersani, la minoranza comunque ci sarà. Dal canto suo, il suo primo test congressuale Renzi l’ha fatto a Milano, dove, raccontano i suoi, “facendo una passeggiata tra gli iscritti la gente gli gridava di non mollare”. E l’impressione è che, al netto dei tentativi di mediazione di Lorenzo Guerini e Dario Franceschini, che ieri hanno avuto contatti con Bersani e con Emiliano, l’ex premier voglia tirare dritto. La richiesta della minoranza di scavallare le amministrative per chiudere il congresso a fine giugno-metà luglio è stata respinta al mittente.

fonte: http://www.ansa.it/sito/notizie/politica/2017/02/15/pd-renzi-su-durata-governo-non-decido-io-basta-discuterne_08f7dc3d-127c-42f5-91f0-87c3c59cd803.html

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Marco Lillo: “Mi vergogno della stampa italiana!”

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Marco Lillo: “Mi vergogno della stampa italiana!

Le parole del giornalista del fattoquotidiano: “Mi vergogno della stampa italiana”

“Quello che sta accadendo sulla stampa è scandaloso: mi vergogno di come i giornalisti italiani stanno trattando in maniera differente lo scandalo che riguarda il più grande appalto d’Europa, da 2,7 miliardi di euro, dalla vicenda di Roma”. Il giornalista del Fatto Quotidiano, Marco Lillo, autore di molti articoli sul caos Roma, ha messo a confronto, negli studi della trasmissione di La7 L’aria che tira, la copertura mediatica che in questi giorni tv e giornali stanno dando della vicenda Raggi e quella invece dedicata al caso Consip dall’altra.  Alfredo Romeo accusato per tangenti in Consip e collusione con Italo Bocchino ha meritato “al massimo trenta righe, in confronto a tutte le aperture dei giornali” riservate alla Raggi.

Il video con le sue parole:

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PERCHE’ SI E’ ASPETTATO 7 ANNI AD INDAGARE FINI? NESSUNO CHIEDE IL CONTO AL VECCHIO PROCURATORE CAPO DI ROMA CHE LO HA COPERTO PER TUTTO QUESTO TEMPO?

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PERCHE’ SI E’ ASPETTATO 7 ANNI AD INDAGARE FINI? NESSUNO CHIEDE IL CONTO AL VECCHIO PROCURATORE CAPO DI ROMA CHE LO HA COPERTO PER TUTTO QUESTO TEMPO?

GIUSTIZIA A OROLOGERIA – FACCI: “FINI DICE CHE L’AVVISO DI GARANZIA E’ UN ATTO DOVUTO MA PER SETTE ANNI NON LO E’ STATO. DOBBIAMO ACCETTARE COME NORMALE CHE UN FASCICOLO SIA ARCHIVIATO, QUANDO A ROMA C’È UN PROCURATORE CAPO, E SETTE ANNI DOPO VENGA SOSTANZIALMENTE RIAPERTO, QUANDO C’È UN ALTRO PROCURATORE CAPO?”

Filippo Facci per “Libero Quotidiano”

Un indagato – per esempio Gianfranco Fini – fa riferimento a quanto ha già scritto in un comunicato, ma il comunicato risale a sette anni fa: è evidente che qualcosa non quadra. L’ indagato parla del suo avviso di garanzia come di «un atto dovuto», ma per sette anni l’ avviso non è stato dovuto, o così pare: qualcosa stona.

L’ indagato recita l’ ovvio, e dice che «la magistratura accerterà se sono state commesse irregolarità»: ma a pensarci non è ovvio per niente, visto che la magistratura, in teoria, lo accertò già a suo tempo, quando archiviò tutto: c’ è un errore da qualche parte. Ciò nonostante, l’ indagato ora ostenta una consueta «fiducia della magistratura» e però scuserà, a questo punto, se a non ostentarla provvediamo noi.

Il problema è che il concetto di «obbligatorietà dell’ azione penale» in Italia si fa sempre più nebbioso: almeno per noi comuni mortali, noi che dobbiamo scacciare la volgare impressione che le procure italiane aprano e chiudano fascicoli a piacimento, noi che dobbiamo scacciare, pure, la tentazione di attribuire patenti di colpevolezza o innocenza a Gianfranco Fini e a chiunque resti sospeso nel limbo giudiziario.

QUANTI DUBBI

Ma i dubbi che dobbiamo scacciare sono anche altri: non dovremmo chiederci, dunque, se la cronaca politica degli ultimi sette anni avrebbe potuto essere diversa; non dovremmo chiederci, perciò, se il destino del centrodestra sarebbe potuto cambiare oppure no; non dovremmo chiederci, chiaro, se Fini sia stato graziato a suo tempo o sia perseguitato oggi, o viceversa. Chissà.

Un solo fatto è certo: l’ordinamento giudiziario concentra nella sola figura del procuratore capo la titolarità dell’ azione penale, anzi, per dirla con l’ ex vicepresidente del Csm: «Il procuratore capo mantiene la competenza a intervenire nelle determinazioni sull’ esercizio dell’ azione penale».

Significa che decide tutto il capo. Significa che le domande, appunto, restano le stesse che ci ponemmo quando esplose il caso che riguardava per esempio Edmondo Bruti Liberati, a Milano: un tizio, nel registro degli indagati, può essere iscritto o non iscritto secondo discrezione? Si può farlo, non farlo o farlo mesi o addirittura anni dopo? Si può dimenticarsi di un fascicolo e lasciarlo chiuso in cassaforte? Si può mandare un fascicolo a un dipartimento oppure a un altro, farlo rimpallare in eterno? Si può regolarsi a seconda che ci siano delle elezioni politiche o delle trattative d’ affari?

In sintesi: dobbiamo accettare come normale che un fascicolo sia archiviato, quando a Roma c’ è un procuratore capo, e sette anni dopo venga sostanzialmente riaperto, quando c’ è un altro procuratore capo

L’ ETERNO RITORNO

Il 30 luglio 2010, dopo una denuncia di Francesco Storace, la Procura di Roma aprì un fascicolo sulla vicenda della casa di Montecarlo per cui Fini ora è nuovamente indagato: e si lesse di «atto dovuto» anche allora. Il 25 settembre Fini dichiarò che «se dovesse emergere che l’ appartamento appartiene a Giancarlo Tulliani, lascerò la presidenza della Camera». È quanto emerse, ma non accadde nulla.

Il 26 ottobre la Procura di Roma annunciò che non c’ era stata nessuna frode, e archiviò tutto. Tulliani aveva ricevuto i soldi necessari per l’ acquisto della casa da un collaboratore dell’ imprenditore del gioco d’ azzardo Francesco Corallo, arrestato nel dicembre scorso e poi scarcerato. Gianfranco Fini è indagato per riciclaggio. La casa di Montecarlo, pagata 300mila euro da Tulliani – niente – fu rivenduta nel 2015 a 1 milione e 360mila euro.

Furono i giornali legati al centrodestra a far luce sulla vicenda, a spiegare che in quella casa viveva Tulliani, a scovare i contratti di compravendita, a raccontare il gioco di scatole cinesi che dovevano nascondere il vero acquirente, a trovare testimoni e riscontri. Si parlò di macchina del fango, ovviamente. Ora, nella miglior tradizione del riciclaggio, il fango è stato ripulito, e i giornali perbene lo rivendono come se nulla fosse.

FONTE: DAGOSPIA

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“E FATELA LAVORA’ IN PACE , ANCHE MILANO E’ UN DISASTRO” : LA FERILLI DIFENDE LA RAGGI DAGLI ATTACCHI

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“E FATELA LAVORA’ IN PACE , ANCHE MILANO E’ UN DISASTRO” : LA FERILLI DIFENDE LA RAGGI DAGLI ATTACCHI

“E fatela lavora’ in pace”. La Ferilli in difesa della Raggi

“Perché, Milano non è un disastro?”. Sabrina Ferilli difende Virginia Raggi, ancora e ancora.

Nonostante i continui scandali giudiziari. Nonostante l’immobilismo in cui il sindaco grillino ha gettato il Comune di Roma. Profondamente delusa dal Pd di Matteo Renzi, l’attrice decide di raccontarsi al Corriere della Sera per sviscerare il proprio rapporto con la sinistra.

Quelli di adesso sembrano le maschere di Pulcinella. Non li riconosco più! Se so’ dimenticati la matrice”. La sua mente va al Pci di cui il padre era funzionario.

“Io l’ho votata con la speranza che nella mia città accadesse qualcosa di diverso: la pulizia morale, l’attenzione per la sua bellezza, la sua cultura, contro il monopolio di chi l’ha governata in passato e s’è magnato tutto, lasciandola come sta adesso”.

Nell’intervista al Corriere della Sera, la Ferilli è pronta a difendere la Raggi in tutto e per tutto, anche se le recenti inchieste hanno dimostrato che in Campidoglio la trasparenza continua a mancare.

“Il problema – insiste l’attrice – è che la sindaca non l’hanno mai fatta lavora’ in pace! Tutte le volte che ha formato una squadra, le hanno arrestato qualcuno. Si dice che Roma è un disastro e Milano è eccezionale. Te credo! – si ribella Sabrina – Milano è grossa quanto un quartiere della Capitale, è come l’Eur! E poi a Roma c’è il Papa, la politica, i ministeri, le tv… Non basta tutto questo a ingolfarla a sufficienza?”.

Nel suo cuore, però, la Ferilli resta profondamente de sinistra. Altro che Beppe Grillo! La sua impostazione la rimanda al Pci del padre. “Sono fiera di essermi spesa per il No al referendum e del risultato ottenuto.
 

Così come la battaglia per il riconoscimento delle coppie di fatto – racconta – certo ho ricevuto molti attacchi, e tanti amici mi dicono ma chi te lo fa fare: sono circondata da cecchini che, appena mi espongo, sparano”.

Quindi rilancia la battaglia a favore della fecondazione assistita: “Io non la farei, ma capisco la necessità di certe coppie, il desiderio di avere figli”.

Sabrina non ha mai pensato di scendere in politica. Almeno per il momento.

“È un altro mestiere per il quale occorre impegnarsi – spiega al Corriere della Sera – non è un giochetto, è una cosa che ritengo ancora molto seria e merita rispetto”. E conclude: “Io di mestiere ne faccio un altro, non posso improvvisarmi”.

Fonte: Qui

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LA SUPER SFANCULATA DELLA COSTAMAGNA: “I PRECARI SI FANNO UN CU.. COSì, ASSURDO UMILIARLI COSì” – VIDEO

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LA SUPER SFANCULATA DELLA COSTAMAGNA: “I PRECARI SI FANNO UN CU.. COSì, ASSURDO UMILIARLI COSì” – VIDEO

Centomila giovani se ne sono andati dall’Italia? Sì, ma “non è che qui sono rimasti 60 milioni di pistola. Conosco gente che è andata via e che è bene che stia dove è andata, perché sicuramente questo Paese non soffrirà a non averli più fra i piedi”. Anzi, no, “mi sono espresso male: penso, semplicemente, che non è giusto affermare che a lasciare il nostro Paese siano i migliori e che, di conseguenza, tutti gli altri che rimangono hanno meno competenze e qualità degli altri”. Se Matteo Renzi aveva bollato più volte la fuga dei cervelli come mera “retorica”, il ministro del Lavoro Giuliano Poletti, cala l’asso e dice di peggio. Salvo poi fare dietrofront una volta che la notizia viene rilanciata sulle agenzie e, immancabilmente, a valanga sui social.

Ecco le prime dichiarazioni. Fase uno a ruota libera: Poletti parla con i giornalisti a Fano della fuga dall’Italia di tanti ragazzi in cerca di occupazione, poche ore dopo avere commentato il boom dei voucher. Che hanno gonfiato le file dei precari. Prima saluta con sollievo la fuga di alcuni che il Paese non avrà più “tra i piedi”, poi prosegue: “Intanto bisogna correggere un’opinione secondo cui quelli che se ne vanno sono sempre i migliori. Se ne vanno 100mila, ce ne sono 60 milioni qui, sarebbe a dire che i 100mila bravi e intelligenti se ne sono andati e quelli che sono rimasti qui sono tutti dei ‘pistola‘. Permettetemi di contestare questa tesi“. Detto questo, ha concluso il ministro del Lavoro, “è bene che i nostri giovani abbiano l’opportunità di andare in giro per l’Europa e per il mondo. E’ un’opportunità di fare la loro esperienza, ma debbono anche avere la possibilità di tornare nel nostro Paese. Dobbiamo offrire loro l’opportunità di esprimere qui capacità, competenza, saper fare”.

LA SUPER SFANCULATA DELLA COSTAMAGNA: “I PRECARI SI FANNO UN CU.. COSì, ASSURDO UMILIARLI COSì” – VIDEO

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ASSURDO!I limoni siciliani sono praticamente spariti dai supermercati. Ecco perchè

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ASSURDO!I limoni siciliani sono praticamente spariti dai supermercati. Ecco perchè

I limoni siciliani sono praticamente scomparsi dai supermercati. Quelli in vendita arrivano dall’ estero ed arrivano a costare anche 4€ al chilo.Ecco perchè

La Sicilia era la terra dei limoni, oggi invece molti supermercati e grandi catene alimentari acquistano questo prodotto dall’ estero, il quale al bancone arriva a toccare cifre da capogiro arrivando toccando 4 € al kg. Questo perchè i limoni fanno migliaia di chilometri prima di arrivare sul banco dei mercati italiani (provengono per la maggior parte dall’ Africa e Sud America), parametro che fa lievitare il prezzo al dettaglio. Inoltre questi prodotti sono di scarsa qualità messi a confronto con i limoni siciliani considerati da sempre i migliori del mondo.

Ma perchè molti commercianti sono costretti ad acquistare limoni dall’ estero?
La principale causa è la drastica riduzione della produzione in Sicilia, data molto probabilmente dalla crisi degli agricoltori siciliani, i quali si vedono pagare il loro prodotto a prezzi da fame, non riuscendo in molti casi a coprire nemmeno i costi di produzione. Questo motivo spinge molte attività agricole a chiudere i battenti riducendo di molto la produzione nell’ isola. La causa di tutto ciò è data dagli accordi e dalle norme europee che prevedono una importazione indiscriminata di prodotti dall’estero mettendo di fronte ai nostri agricoltori una concorrenza spietata e sleale.

L’allarme arriva da Coldiretti con un dato preoccupante: la riduzione di oltre il 20 per cento dei limoneti nell’Isola, che nel 2010 si estendevano su una superficie di circa 22.400 ettari, e nel 2015 sono diventati 17.800. E per quest’anno si teme un’altra riduzione.
Mentre a livello nazionale negli ultimi 15 anni secondo la Cia si è volatilizzato il 50 per cento dei limoni, il 31 degli aranci e il 18 dei mandarini.

Vi proponiamo di seguito un servizio  di AMnotizie.it  che tratta la questione dei limoni siciliani. Buona visione

 

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“Mi ha invitato per parlare male del M5S ma non lo farò mai” Bufera in studio: l’ospite sputtana il conduttore

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“Mi ha invitato per parlare male del M5S ma non lo farò mai” Bufera in studio: l’ospite sputtana il conduttore

Brutte notizie per l’Italia sul fronte della libertà di stampa. Nell’annuale classifica di Reporters sans Frontieres il nostro Paese perde quattro posizioni, scendendo dal 73° posto del 2015 al 77° (su un totale di 180 Paesi) del 2016. L’Italia è il fanalino di coda dell’Ue (che è comunque l’area in cui c’è maggiore tutela dei giornalisti), seguita soltanto da Cipro, Grecia e Bulgaria.

Classifica: ecco le prime 10 posizioni (Fonte: rsf.org)
GIORNALISTI NEL MIRINO
Fra i motivi che – secondo l’organizzazione con base in Francia – pesano sul peggioramento, il fatto che «fra i 30 e i 50 giornalisti» sarebbero sotto protezione della polizia per minacce di morte o intimidazioni. Nel rapporto vengono citati anche «procedimenti giudiziari» per i giornalisti che hanno scritto sullo scandalo Vatileaks. I giornalisti in maggiore difficoltà in Italia, dunque, sono quelli che fanno inchieste su corruzione e crimine organizzato

DIETRO BENIN E BURKINA FASO
Per farsi un’idea dell’allarmante situazione italiana basta dare un’occhiata alla classifica: ci precedono Paesi come Tonga, Burkina Faso e Botswana.

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ASSURDO! DI MAIO FA UNA DOMANDA SCOMODA ALLA GRUBER IN DIRETTA. LEI VA NEL PANICO E IMPAZZISCE.. – VIDEO

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ASSURDO! DI MAIO FA UNA DOMANDA SCOMODA ALLA GRUBER IN DIRETTA. LEI VA NEL PANICO E IMPAZZISCE.. – VIDEO

LUIGI DI MAIO
Residente a Pomigliano d’Arco, è il maggiore di tre figli. La madre è un’insegnante di italiano e latino ed il padre Antonio è stato dirigente del MSI prima e di AN poi.

Ha conseguito il diploma di Liceo Classico Vittorio Imbriani di Pomigliano d’Arco nel 2004. Ha proseguito gli studi presso l’Università degli Studi di Napoli “Federico II”, si è dapprima iscritto alla facoltà di Ingegneria, dove ha fondato assieme ad altri studenti l’associazione di studenti di ingegneria “ASSI”, poi si è trasferito a giurisprudenza e ha fondato insieme ad altri studenti l’associazione Studenti Giurisprudenza.it nell’anno 2006, nella quale ha ricoperto la carica di Consigliere di Facoltà e di Presidente del Consiglio degli Studenti. Ha lavorato come webmaster.

Carriera politica[modifica
Milita nel Movimento 5 Stelle dal 2007. Nel 2010 si candida come consigliere comunale del suo comune, senza riuscire ad essere eletto, ottenendo 59 preferenze. In seguito alle «parlamentarie» del Movimento 5 Stelle, viene candidato con 189 preferenze ed eletto alla Camera dei Deputati per la circoscrizione Campania 1 al secondo posto nella lista del Movimento 5 Stelle per le elezioni politiche del 2013. Il 21 marzo 2013 è eletto Vicepresidente della Camera dei deputati con 173 voti, diventando a 26 anni la persona più giovane ad aver ricoperto questo ruolo. Dal 7 maggio fa parte anche della XIV commissione, che si occupa delle politiche dell’Unione Europea.

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