Franco Bechis sul caso Di Maio: “TUTTI COLPEVOLI”. Ecco perchè…

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Franco Bechis sul caso Di Maio: “TUTTI COLPEVOLI”. Ecco perchè…

Prima di dire qualcosa ho aspettato di vedere tutti i fatti. E i fatti sono questi. Agli atti della inchiesta che ha portato all’arresto di Salvatore Marra ci sono sms e messaggi whatsapp trovati sul suo telefonino. Sono stati trascritti, e alcune di quelle trascrizioni sono state passate alla stampa perché gli uffici giudiziari sono dei colabrodo da cui esce anche il materiale coperto da segreto investigativo. Tre giornali (Repubblica, Corriere della Sera e Messaggero) li hanno avuti e li hanno pubblicati. Fra questi anche un messaggio che originariamente era stato scritto da Luigi Di Maio e inviato a Virginia Raggi in cui fra l’altro si definiva Marra “un servitore dello Stato”.I tre quotidiani hanno pubblicato quel messaggio che diceva: “Quanto alle ragioni di Marra, lui non si senta umiliato. E’ un servitore dello Stato. Sui miei, il Movimento fa accertamenti ogni mese. L’importante è non trovare nulla“. Non si sono limitati a pubblicarlo, ma qualcuno ha interpretato quel testo come voleva, anche storpiandolo un bel po’ (titolo di Repubblica) e facendo dire a Di Maio quello che nel messaggio non era affatto scritto (“Marra è uno dei miei”). Forse un infortunio, forse no. Su altre testate l’interpretazione è stata meno spinta, ma non sono mancate riflessioni e parti di commento per confrontare quel testo nudo e crudo con altre dichiarazioni di Di Maio che aveva fatto per prendere le distanze da Marra: sembravano in assoluto contrasto.

Letta la rassegna stampa quel mattino si sono infuriati sia il diretto interessato- Di Maio- che Beppe Grillo, che ha risposto da par suo sul blog in un post dall’eloquente titolo “#GiornalismoKiller, la misura è colma”. La rabbia veniva dal fatto che l’sms di Maio era stato pubblicato monco, perché mancava la parte che lo precedeva. Eccola: “Pignatone cosa ti ha detto dopo che gli hai inoltrato il suo nominativo (di Marra, ndr)? In ogni caso nella riunione con me, Marra non mi ha mai chiesto se andare in aspettativa o meno. Semplicemente mi ha raccontato i fatti. Io l’ho ascoltato. Perché tu me lo avevi chiesto. Sono rimasto a tua disposizione non sua. E penso che nel gabinetto non possa stare, perché ci eravamo accordati così. Nessuno si scandalizzi se facciamo le pulci prima di tutto ai nostri. Siamo il movimento 5 stelle. E certe responsabilità è meglio prendersele con contezza di causa. Non devi sentirti accerchiata Virginia. Devi stabilire un contatto con la tua squadra(cioè il minidirettorio). Loro sono i tuoi alleati non i tuoi nemici“.

Ovvio che senza questa parte non si capisce la seconda (quella pubblicata), che assume tutt’altro significato. Ma è stata volontariamente tagliata dai giornalisti o dai giornali? No. Anche questo è un fatto. Cosa è accaduto? Che Di Maio ha scritto su whatsapp alla Raggi tre messaggi consecutivi sul caso Marra. La sindaca di Roma li ha ricevuti, e anche se non era stato scritto con quello scopo, ne ha girato a Marra uno solo: quello che è stato pubblicato dai tre giornali. Sul telefonino di Marra solo quello esisteva, e solo quello ovviamente è stato trascritto dagli inquirenti ed inserito nella documentazione giudiziaria arrivata in possesso alle tre redazioni, che hanno pubblicato quello perché solo quello avevano. La pubblicazione è stata quindi esercizio del diritto di cronaca.

Fin qui i fatti. La mia opinione su quei fatti è che in questo incidente, in sè non voluto, #siamotutticolpevoli. Il pasticcio nasce inconsapevolmente dalla Raggi. Che bisogno aveva di giustificarsi nei confronti di Marra? Avrebbe dovuto non girargli nulla di quel che le aveva scritto confidenzialmente Di Maio. Invece gli ha girato quel pezzetto dove si parlava bene di lui, nascondendo il resto per non turbarlo. Certo, lei non poteva sapere che un giorno quel sms sarebbe finito agli atti di una inchiesta giudiziaria, ma poteva evitarsi di svelare a terzi il contenuto (parziale) di una conversazione privata.

Secondo elemento: bisogna avere un po’ meno fiducia nella imparzialità della giustizia italiana. Perché è assai ballerina. E perché la politica entra nelle procure come in gran parte della vita civile, e spezzoni di inchiesta vengono utilizzati ora da questo ora da quello per altri fini. In questo caso la vittima è Di Maio, in altri casi la vittima potrebbe essere un avversario politico di Di Maio.

Prima di linciare qualcuno sulla base di spezzoni di inchiesta usciti sulla stampa bisognerebbe quindi contare non fino a 3, ma fino a 10 mila. Ed è una lezione per tutti: inchiesta giudiziaria non è equivalente di verità. Si pigliano grandi cantonate, e si usano brogliacci anche di intercettazioni per fare la guerra politica di un fronte contro l’altro. Poi tutto si dissolve nei processi, ed emerge una altra verità. Nel frattempo però chi è stato messo in mezzo è rovinato. Pensate un po’ al caso Di Maio. E se lui non avesse conservato in memoria la chat integrale? Se avesse cambiato modello di telefonino non recuperandola?

Terza riflessione, la stampa. Non è colpevole nell’infortunio del primo giorno, perché pubblica quello che ha a disposizione. Mai in passato ha pensato di verificare materiale giudiziario ricevuto, e non l’ha fatto nemmeno questa volta. Come una buca delle lettere prende per buono quel che arriva. Non c’è da vantarsene: è un malcostume in cui siamo incorsi tutti, me compreso. Chi dice di no è bugiardo. Nei confronti del M5s c’è una ostilità di fondo, e si vede che non si aspettava altro che cogliere al balzo quel moncone di sms di Di Maio per puntarglielo addosso. Repubblica ha fatto di peggio, interpretando a modo suo quel che non era scritto.

Ma la vera frana della stampa è avvenuta il giorno dopo. Immaginavo di trovare pubblicata la verità: il messaggio integrale scritto da Di Maio. E magari una spiegazione un pizzico autocritica “abbiamo pubblicato un messaggio parziale, perché quello è il solo contenuto agli atti della inchiesta. Appreso ora nella versione integrale, chiediamo scusa per averlo interpretato ieri in modo diverso da quel che appare”. Invece nessuna scusa, e la difesa inconcepibile non della propria buona fede (ci stava), ma dell’errore di fatto compiuto pubblicando una conversazione monca in modo che il contenuto ne fosse del tutto distorto. Questa difesa andrebbe esaminata sì dall’ordine dei giornalisti. Perché da nessuna parte viene insegnato che nel nostro mestiere dobbiamo prendere per buono un brogliaccio di una procura e ricamarci su un commento un po’ ideologico per dire che abbiamo finalmente trovato la prova che conferma quel che pensavamo prima a prescindere. Quando poi emergono i fatti nella loro completezza- e sono diversi dai brogliacci parziali- difendere i brogliacci al posto dei fatti è l’esatto contrario del mestiere del giornalista. Nessuno di noi è infallibile. Sbagliamo e quando succede dovremmo chiedere scusa e tornare indietro. Non è stato fatto, e così #siamotutticolpevoli

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L’ULTIMA DELLA PICIERNO? NON CHIAMATELA “SIGNORINA”! GUARDA LA SUA ARROGANZA E LA SUPPONENZA

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L’ULTIMA DELLA PICIERNO? NON CHIAMATELA “SIGNORINA”! GUARDA LA SUA ARROGANZA E LA SUPPONENZA

No Expo, Matteo Salvini chiama Pino Picierno “signorina” e lei esplode

Guai a dare della “signorina” alla parlamentare del Partito democratico Pina Picierno. Ne ha fatto le spese il segretario della Lega Matteo Salviniin collegamento a L’Arena su Raiuno ospite di Massimo Giletti. La Picierno ha accusato il leader del Carroccio di usare toni violenti per la sua campagna elettorale e gli ha rinfacciato di non aver preso ramazza e secchio d’acqua per ripulire le devastazioni nel centro di Milano dopo il corteo dei No Expo. Salvini ha provato più volte a intervenire, riuscendo ad attirare l’attenzione della maga della spesa con 80 euro al mese dicendo: “Posso signorina?”. A quel punto la Picierno è esplosa.

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IL PD? SEMBRA LA NUOVA DC, PIENA DI CORRENTI IN LOTTA TRA LORO – VIDEO DENUNCIA

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IL PD? SEMBRA LA NUOVA DC, PIENA DI CORRENTI IN LOTTA TRA LORO – VIDEO DENUNCIA

Secondo l’Unità Tv non è un giusto accostamento…

Tra gli elementi che maggiormente danno fastidio quando si affronta il capitolo del Pd e della sua potenziale “scissione”, è il ritornello che il Pd sia destinato a diventare la “nuova Dc”. Ora, per evitare di cadere in volgari equivoci e, soprattutto, per non scambiare lucciole con lanterne come si suol dire, credo sia appena sufficiente ricordare 3 aspetti che dividono profondamente quello che ha rappresentato per quasi 50 anni la Dc nella politica italiana dall’attuale Pd. Seppur al netto della scissione.

Innanzitutto il modello organizzativo che stava alla base della Dc. Un partito che non è mai stato, ripeto mai stato, dominato da un “capo”. Un partito che aveva, grazie ad una qualificata, autorevole e rappresentativa classe dirigente, una spiccata “leadership diffusa”. Ossia una classe dirigente di un partito che non si e’ mai identificata del tutto in un solo leader. Un solo esempio concreto? Il leader della sinistra sociale di quel partito, Carlo Donat-Cattin, non ha mai superato la soglia del 6-8% del partito. Nelle sue diverse fasi storiche e politiche. Ma proprio Aldo Moro, uno dei “cavalli di razza” con Amintore Fanfani, ha sempre sostenuto nei suoi memorabili interventi nelle sedi di partito che “senza Donat-Cattin la Dc non avrebbe conservato la sua sua natura popolare, democratica e sociale”. Ovvero, leader come Donat-Cattin erano credibili, carismatici e autorevoli perché rappresentavano realmente pezzi di societa’ e, di conseguenza, si facevano portatori ed interpreti delle istanze e delle domande che provenivano da quei mondi. Ho fatto un solo esempio ma potrei farne molti altri a conferma che la storia della Dc è anche la storia delle sue correnti.

Cosa centra tutto cio’ con il modello del Pd, soprattutto nella sua fase renziana? Cosa centra il “partito personale”, il “partito leaderistico”, il “partito del capo” con il modello della Dc? Certo, erano altri tempi ma proprio per onesta’ intellettuale occorre ammettere che qualsiasi confronto è del tutto fuori luogo e fuori tempo.

In secondo la cultura politica della Dc e del Pd. Anche su questo versante le differenze sono semplicemente abissali. La Dc aveva un ceppo culturale comune, ovvero una cultura cattolica di base e un’ispirazione cristiana che animava e caratterizzava la sua iniziativa politica. Certo, poi c’era una forte articolazione correntizia ma sempre all’interno di un perimetro culturale ed ideale comune. Che centra tutto cio’ con la concreta esperienza del Pd? Ovvero di un partito che è  nato plurale con Veltroni ma che e’ diventato, progressivamente, una semplice emanazione del leader con una organizzazione di base sostanzialmente svuotata e che si anima quasi esclusivamente per il tesseramento, sempre piu’ diradato, e per le campagne elettorali dei singoli candidati? Del resto, il cambiamento della politica e delle sue modalita’ organizzative e comunicative sono mutate profondamente rispetto a quella stagione. Ma sul versante culturale il confronto tra queste 2 esperienze politiche è addirittura impossibile.

Infine, e forse questo è l’aspetto più importante, il ruolo politico della Dc ieri e del Pd oggi nello scacchiere italiano. La Dc era l’epicentro, e anche il centro della politica italiana. Il Pd, sempre in attesa della potenziale scissione, potrebbe ambire ancora ad essere il centro della politica contemporanea.

Ma in un sistema saldamente tripolare è pressoché impossibile riproporre quel modello. E questo anche se ritornasse un sistema elettorale di impianto proporzionale. Oltretutto, il Pd renziano ha, di fatto, azzerato la cosiddetta “cultura della coalizione” che era il nucleo essenziale e centrale della Democrazia Cristiana.

Non a caso proprio Mino Martinazzoli diceva che “in Italia la politica è sempre stata la politica delle alleanze”. Ovvero, la governabilità si saldava con la cultura e la ricerca delle alleanze. E cioè, l’esatto opposto della “vocazione maggioritaria” di veltroniana memoria o dell’autosufficienza politica ed elettorale legata alla concezione di Renzi.

Che, del resto, era e resta il motivo ispiratore e decisivo dell’Italicum.

Insomma, non è possibile, con buona pace dei vari esegeti e di molti commentatori ed opinionisti politici e giornalistici, alcun confronto di merito, di metodo e di approccio concreto alla politica tra la vecchia Dc e il Pd. Sono universi valoriali diversi, con culture politiche alternative, con modelli organizzativi diversi e con classi dirigenti affatto confrontabili. E quindi, meglio chiudere questo dibattito. Spero per sempre.

Ma in questo video si dice il contrario:

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SENIGALLIA, 56ENNE SI PORTA A LETTO DUE RAGAZZINI DI 20ANNI, POI LA SCOPERTA CHE LA MANDA NEL PANICO: ECCO COSA LE HANNO FATTO

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SENIGALLIA, 56ENNE SI PORTA A LETTO DUE RAGAZZINI DI 20ANNI, POI LA SCOPERTA CHE LA MANDA NEL PANICO: ECCO COSA LE HANNO FATTO

SENIGALLIA, 56ENNE SI PORTA A LETTO DUE RAGAZZINI DI 20ANNI, POI LA SCOPERTA CHE LA MANDA NEL PANICO: ECCO COSA LE HANNO FATTO! POVERI RAGAZZI…

DUE FAVE CON UNA PICCIONA – A SENIGALLIA UNA 56ENNE FA SESSO CON DUE 20ENNI MA SCOPRE CHE UNO DEI DUE PISCHELLI HA FILMATO TUTTO – IN PREDA AL PANICO PRIMA MINACCIA I DUE DI NON DIVULGARE IL VIDEO E POI VA DAI CARABINIERI PER DENUNCIARLI PREVENTIVAMENTE – SORPRESI DALLA RICHIESTA, ECCO COSA LE HANNO RISPOSTO I MILITARI

Da www.ilmattino.it

La notte bollente tra una 56enne e due ventenni diventa un video a luci rosse e la donna, disperata, si rivolge ai carabinieri. Tra le numerose persone che ogni giorno varcano la caserma di via Marchetti c’è anche chi, pur senza denunciare un reato, chiede un consiglio o si sfoga come accaduto a questa donna. Una signora separata, che non doveva rendere conto a nessuno delle sue abitudini sessuali.

La signora però era preoccupata perché si era accorta che uno dei due giovani, con cui aveva trascorso la notte hot, aveva lasciato il telefono acceso e aveva ripreso tutto. Nonostante fosse stata rassicurata sul fatto che il filmato sarebbe stato cancellato, la 56enne non era tranquilla. Si è sfogata in caserma e ha voluto far sapere ai due giovani che non conveniva fare sciocchezze con quel video, tipo pubblicarlo in rete, perché i carabinieri erano già stati informati e sarebbe bastato poco per risalire a loro.

Diversamente, come i militari le hanno spiegato, non era possibile sporgere denuncia sulle intenzioni prima che venisse commesso un reato. I carabinieri sempre più spesso risolvono i conflitti prima ancora che diventino problemi ingestibili e prevengono i reati proprio ascoltando la gente, come farebbe il migliore amico o lo psicologo a seconda dei casi.

Fonte clicca QUI

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In Grecia è rivoluzione, ma i Tg hanno ordini di censurare perché hanno paura di un contagio e che scoppi una rivoluzione in tutta Europa.

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In Grecia è rivoluzione, ma i Tg hanno ordini di censurare perché hanno paura di un contagio e che scoppi una rivoluzione in tutta Europa.

Sono ore drammatiche in Grecia, dove il popolo si e’ accampato sotto al parlamento per protestare contro le misure di austerità dettate ancora una volta dalla Troika. Bisogna condividere! I mi piace non servono! I media vi stanno nascondendo ciò che sta accadendo in Grecia perché hanno paura di un contagio e che scoppi una rivoluzione in tutta Europa.

I rappresentanti del mondo dell’agricoltura hanno invaso le strade della capitale con mezzi pesanti agricoli paralizzando di fatto tutto. I media italiani tacciono impegnati a distrarre l’opinione pubblica con programmi televisivi spazzatura.

I manifestanti hanno tentato di entrare all’interno del palazzo ma la polizia li ha respinti usando gas lacrimogeni. Ad Atene si è realizzata una nuova giornata di proteste, scioperi e tensioni. Almeno un migliaio di coltivatori si sono ritrovati nella capitale ellenica in segno di protesta contro l’aumento delle tasse previsto dal Governo e contro la riforma delle pensioni, la cui misura più contestata è il taglio (dal 15 al 30%) per gli assegni dei pensionati che lasceranno il lavoro a partire dal 2016.

Sarebbe questo l’ennesimo provvedimento emanato ai danni dei pensionati greci negli ultimi sei anni. I sindacati di categoria denunciano che le misure richieste da Ue e Fmi porterebbero a un taglio del‘85% del reddito annuo di diversi attori sociali: in primis gli agricoltori.

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“URLA FORZA REAL MADRID E TI MOSTRO LE TETTE”: LA PROPOSTA INDECENTE AI TIFOSI NAPOLETANI

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“URLA FORZA REAL MADRID E TI MOSTRO LE TETTE”: LA PROPOSTA INDECENTE AI TIFOSI NAPOLETANI

“URLA FORZA REAL MADRID E TI MOSTRO LE TETTE”: LA PROPOSTA INDECENTE AI TIFOSI NAPOLETANI

Quelli di Fanpage, hanno fatto uno scherzo ai tifosi napoletani a pochi giorni dalla partita Real Madrid – Napoli. Una bella turista spagnola li avvicina e gli fa una proposta indecente: se urli “forza Real Madrid” ti faccio vedere le tette.
Quanti napoletani sono rimasti fedeli alla maglia? Un prank tutto da ridere!

Il risultato è divertentissimo, non credevamo ci fossero tanti tifosi del Napoli pronti a “vendersi” per un paio di tette ed invece… all’amor o meglio alla bellezza femminile proprio non si può rinunciare.

Molti credono che la fede più “forte” per un’italiano o un napoletano è il calio ed in questo caso il Napoli? Non sempre… provare per credere.

“URLA FORZA REAL MADRID E TI MOSTRO LE TETTE”: LA PROPOSTA INDECENTE AI TIFOSI NAPOLETANI

 

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I due imprenditori diventati ricchi con lo spray “profumo di….”. Non indovinerete mai! – Video

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I due imprenditori diventati ricchi con lo spray “profumo di culo”

Alan Whitman e Andrew Masters erano alle superiori quando hanno deciso di prendersi una vendetta nei confronti di un professore che non sopportavano. Alan aveva ricevuto in regalo un kit del piccolo chimico, e i due si sono sforzati di trovare l’odore più fastidioso possibile, che mette insieme cacca, fogna e ha qualche nota di animale morto.

L’invenzione però è rimasta nel cassetto diversi anni, fino a che i due, colleghi di lavoro, non stavano per essere licenziati dalla ditta dove lavoravano. I due hanno versato un po’ del loro spray vicino al microonde, nella sala di pausa pranzo, e l’effetto è stato incredibile, con gli altri colleghi che non riuscivano a capire da dove arrivasse il nauseabondo odore. Va detto che forse i due hanno portato troppo avanti lo scherzo, continuando a versare periodicamente lo spray, con l’azienda che ha tentato riparazioni alle tubatore, cambiato il microonde e anche il tappeto.

Quando sono stati finalmente licenziati, i due sapevano che volevano creare un’azienda che si occupasse di commercializzare il prodotto. I due hanno così investito i loro risparmi, nonostante le proteste dei familiari che li consideravano pazzi.

Ma due anni dopo avere aperto l’azienda i fatti danno loro ragione, con ordini continui che quasi superano la capacità di produzione. E il tutto con un impegno lavorativo in realtà minimo: diversi gionri Alan lavora solo un’ora al giorno, per rispondere alle email e controllare che gli ordini siano processati correttamente. “E’ una gran bella vita”, dice l’uomo.

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Il prodotto più stupido del mondo: il dilatatore per abbronzarsi in mezzo alle chiappe… FOTO

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Il prodotto più stupido del mondo: il dilatatore per abbronzarsi in mezzo alle chiappe… FOTO

Prodotti strani ne abbiamo visti diversi in passato, ma quello che vi presentiamo oggi assurge a nuove vette di stranezza.

Si tratta di un “dilatatore” che consente di abbronzarsi… in mezzo alle chiappe. Per chi vuole che l’abbronzatura integrale sia davvero integrale, e non si vedano i segni dell’abbronzatura ai margini di zone dove generalmente non  batte il sole. Anche se in effetti magari noi ci saremmo preoccupati di altre zone (ad esempio, tra sedere e coscia) che forse sono meno difficilmente in vista.

E giustamente c’è chi nota bisogna stare attenti perché in quelle zone è probabilmente facile scottarsi e potrebbe dare molto fastidio…

FONTE: http://notizie.delmondo.info/2012/07/17/il-prodotto-piu-stupido-del-mondo-il-dilatatore-per-abbronzarsi-in-mezzo-alle-chiappe/

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Scoreggia scatena incendio durante chirurgia con il laser

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Scoreggia scatena incendio durante chirurgia con il laser

Un rapporto pubblicato recentemente dal Tokyo Medical University Hospital ha portato alla luce un incidente incredibile: una donna ha subito estese bruciature a causa di una scoreggia durante un intervento di chirurgia laser.

I fatti risalgono ad aprile, ma sono stati resi noti solo nei giorni scorsi, dopo che un team di esperti esterni ha concluso le indagini sull’accaduto, concludendo che le cause dell’incendio scoppiato in sala operatoria era da ricondurre, con tutta probabilità, ad un peto della donna sotto i ferri.

La paziente, una donna di circa trent’anni di cui non è stato reso noto il nome, stava subendo un’operazione che prevedeva l’utilizzo di un bisturi laser sulla sua cervice, quando sarebbe fuoriuscito del gas intestinale che sarebbe stato incendiato dal calore del laser.

“Quando il gas intestinale della paziente è fuoriuscito in sala operatoria, ha preso fuoco a causa dell’irradiazione del laser, e la fiamma si è diffusa, arrivando al telo operatorio causando l’incendio”, spiega il rapporto degli esperti. Non sono state riscontrate anomalie negli strumenti medici e non c’erano materiali infiammabili in sala operatoria al momento dell’operazione. È probabile che però ora molti ospedali decideranno di cambiare le procedure legate alle operazioni che prevedono l’utilizzo del laser, ad esempio sottoponendo i pazienti a diete che prevengano la formazione di gas infiammabili.

FONTE: http://notizie.delmondo.info/2016/11/03/scoreggia-scatena-incendio-durante-chirurgia-con-il-laser/

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Evitano un incidente ferroviario defecando sui binari

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Evitano un incidente ferroviario defecando sui binari

Fare i propri bisogni all’aperto, specie quelli più grossi, non è in genere una cosa consigliabile, eppure in India sembra abbia evitato un incidente ferroviario potenzialmente grave.

I fatti sono accaduti nel distretto di Bihrbhum, dove Vishnu Tori e due suoi amici avevano pensato di “liberarsi di un peso” vicino ai binari ferroviari, nelle prime ore del mattino di qualche giorno fa.

Mentre i tre defecavano, si sono accorti che il binario di fronte a loro era rotto, e presentava una rottura di diversi centimetri: immediatamente si sono resi conto del pericolo che ciò comportava, e sono corsi a casa per prendere pezzi di stoffa rossa per avvisare il macchinista del treno che sarebbe dovuto passare poco più tardi.

Fortunatamente, il macchinista vedendo i tre che sventolavano fazzoletti rossi ha capito che c’era qualcosa che non andava e ha fermato il treno, ripartendo solo dopo che una squadra riparazioni aveva sistemato il binario.

I responsabili della rete ferroviaria hanno pubblicamente ringraziato i tre ragazzi per il loro contributo, che ha evitato un incidente che poteva costare molte vite umane. Ma allo stesso tempo le ferrovie si sono attirate ulteriori critiche per mancato controllo della rete.

I deragliamenti a causa di manutenzione insufficiente dei binari sono purtroppo relativamente frequenti in India: ad esempio il 6 dicembre scorso sono morte due persone in un deragliamento vicino alla città di Samuktala, mentre 62 sono rimaste ferite lo scorso 28 dicembre in un deragliamento vicino al villaggio di Rura.

FONTE: http://notizie.delmondo.info/2017/01/16/evitano-un-incidente-ferroviario-defecando-sui-binari/

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