GIOVANNI FLORIS ESALTA CHIARA APPENDINO: “OCCHIO DIVENTERA’ UNA LEADER VERA”

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GIOVANNI FLORIS ESALTA CHIARA APPENDINO: “OCCHIO DIVENTERA’ UNA LEADER VERA”

In un’intervista a Liberoquotidiano.it, il giornalista Floris (la7) si è lasciato andare a parole davvero belle nei confronti di Chiara Appendino.

Senza mezzi termini l’ha esaltata complimentandosi per il lavoro attuale e per quello che potra’ diventare Chiaro Appendino, attuale sindaco di Torino del M5s: “UNA VERA LEADER”.

Il giovane Giovanni Floris era uno dei pochi secchioni romani in grado di dare del tu alla palla nei campi di borgata. Oggi è un tifoso scatenato della Roma con la vocazione dello studioso, uno che pur avendo fatto fortuna continua a vivere nel quartiere dove è cresciuto, a cento metri dalla tangenziale. È l’ideatore e il volto della trasmissione politica più twittata, ma è l’unico della sua categoria che si tiene alla larga dai social network. Sfugge ai cliché.

Nell’estate del 2014 hai lasciato la Rai per andare a La7. Per me hai fatto una fesseria. Hai avuto un contratto migliore, ma lo hai pagato con un pubblico più piccolo e un futuro incerto. In Rai saresti diventato direttore di telegiornale, prima o poi.
«No, non credo di avere fatto una fesseria. Devo tutto alla Rai e mai avrei pensato di cambiare posto. Invece l’ho fatto e ora sto benissimo. Ti confesso però che all’inizio la paura di avere sbagliato tutto, di avere perso il pubblico, l’ho avuta. La prima puntata di diMartedì fece il 3% di share, mentre l’ultima puntata di Ballarò aveva ottenuto il 15%».

Qualcuno ti dava già per spacciato.
«Invece la squadra, che in gran parte era la stessa che avevo a Rai 3, rimase unita. Ci rimboccammo le maniche e trovammo il modo di far funzionare la macchina: non potevamo portare lo stesso format a La7, inventammo una cosa nuova».

Matteo Renzi ha avuto un ruolo nel tuo allontanamento dalla Rai?
«No, scelsi io di andarmene. Capii che era giunto il momento».

Anche da un punto di vista politico?
«In Rai ho fatto Ballarò mentre al governo c’era Prodi e mentre c’era Berlusconi. Ho visto tutte le fasi politiche. Non credo che c’entrasse la politica. Io facevo delle proposte che i dirigenti della Rai, legittimamente, non trovavano convincenti. Allora capii che sarebbe stato meglio crescere professionalmente altrove».

Resta il fatto che il tuo rapporto con Renzi è sempre stato difficile. Anche oggi la tua trasmissione, diMartedì, è molto critica con lui.
«Puoi dire che fossimo meno critici nei confronti di Berlusconi? O di Prodi? E che con loro avessimo un rapporto facile? La verità è che abbiamo organizzato un modo critico di fare giornalismo, che evidentemente gli spettatori apprezzano. Cerchiamo di mettere dubbi, di aprire crepe nella teoria di chi sta al potere. Questo inevitabilmente crea un rapporto difficile con chi governa. Ma ci fa anche essere rispettati».

Nella tua ultima stagione a Ballarò facevi il 15%. Oggi, se sommiamo lo share tuo con quello del programma che ti fa concorrenza su Rai 3, si arriva sì e no al 10%. Cosa è successo?
«La prima cosa che mi dissero, quando iniziai a fare questo lavoro, è che la politica in prima serata raccoglie al massimo il 10%. Poi la politica si è mischiata al costume, alla cronaca, al gossip. Pensa alle vicende di Berlusconi, al caso Marazzo… Un periodo anomalo, che ci ha permesso share più alti. Ora siamo tornati alla normalità e i talk show di politica si dividono quel 10%».

Riassumo: la politica è tornata noiosa.
«È tornata ad avere il normale interesse che può avere la politica. E dipende sempre dai momenti: sotto referendum abbiamo fatto il 9,5%, pur avendo la concorrenza di Politics».

Sincero: quanto hai goduto a stracciare Giannini e Semprini?
«Sincero sincero: quando lavoro non penso a quello che fanno gli altri. Se mi chiedi se sono orgoglioso di diMartedì ti rispondo: sì, molto».

Da martedì te la vedrai con Bianca Berlinguer, che ti farà concorrenza con Carta Bianca. Più strutturata di Giannini e Semprini e con una rete alle spalle. Ti fa paura?
«Non riesco a immaginare come mio avversario nessuno di Rai 3, tanto meno una persona con cui ho lavorato molte volte. La sento vicina e le mando un enorme in bocca al lupo. Immagino che faremo due trasmissioni diverse, mi auguro che avremo successo entrambi».

La differenza nel vostro mestiere la fanno gli ospiti. Quali sono oggi quelli che funzionano?
«In realtà il mio mestiere è riuscire a non dipendere dagli ospiti per avere successo, ma capisco cosa vuoi dire. Per anni di politica hanno parlato i leader e gente che ripeteva quello che dicevano i leader. Adesso i telespettatori sono interessati solo a quello ha da dire il titolare della ditta. E i titolari sono pochi. Prendiamo la Lega: c’è Salvini. I Cinque Stelle: Di Maio e Di Battista. Per fortuna gli spettatori sono interessati a chi pensa e sa far pensare. Così chiamiamo i professori, gli intellettuali, gli editorialisti. Un’apertura di trasmissione con due commentatori intelligenti può valere quanto quella con un leader politico».

Per anni hai usato Maurizio Crozza come traino. Adesso non c’è più. E senza lui, l’altra volta, hai perso la sfida con la trasmissione di Gerardo Greco.
«Non è tanto un problema di ascolti. Crozza durava sette, otto minuti: non incideva molto sulla media. E su quella, infatti, teniamo. Contava tanto, invece, dal punto di vista dello “standing” della trasmissione. Ed era centrale nella sua struttura. Certo, perdere uno come lui non è cosa da poco…».

Lo rimpiazzerete con un altro comico?
«Non è facilmente sostituibile. I cambiamenti ti costringono a riorganizzarti, pensare, spremere le meningi. È la parte stimolante del mio lavoro».

Citavi Di Maio e Di Battista. Li hai ospiti spesso: che resa hanno in televisione?
«I grillini sono una cosa e il suo contrario. Hanno compilato la lista nera dei giornalisti, in passato Beppe Grillo ha messo alla gogna pure me, ma hanno anche il coraggio di accettare tutte le domande. Hanno capito che la chiave per raccogliere il consenso è la trasparenza. Poi sta a chi guarda decidere se la loro risposta è credibile o no».

Dovrebbe essere così con tutti i leader. Quanti diktat ti mettono gli altri per venire in studio?
«Ti rispondo dicendoti che non vengono molti leader a diMartedì. Dai tempi di Ballarò non ho mai trattato con un ospite le domande che gli avrei fatto. Nemmeno ci provano più: ci conoscono, sanno come lavoriamo. Semmai non vengono, infatti le apparizioni dei premier da noi sono state rarissime. Ce ne facciamo una ragione, anche perché la nostra sfida è sempre stata quella di creare nuove personalità».

Ecco, parliamone. Fai da talent scout: quale giovane politico può essere un leader di domani?
«Non l’abbiamo scoperta noi, ma una che secondo me diventerà qualcosa di grosso, e che noi abbiamo avuto ospite solo una volta, è Chiara Appendino. Riesce ad unire la serietà e il rigore alla serenità dello sguardo e alla simpatia umana. La simpatia ha un peso enorme in politica e non è una cosa che puoi costruire a tavolino».

L’altra sindaca grillina, Virginia Raggi, che impressione ti ha fatto?
«In trasmissione mi è sembrata una che ha capito cosa le sta succedendo e che non lo sta subendo».

E come romano che pensi di lei?
«Come romano non do giudizi politici».

Danne invece sul tuo partito. In queste ore il Pd si sta spaccando.
«Non ho mai avuto una tessera. Ho una formazione politica che non coincide necessariamente con un partito. E riesco a tenerla separata dal mio lavoro. Del Pd posso dire che la vicenda della scissione è surreale da qualunque punto la si guardi. Renzi che leader vuole essere se non riesce a tenere uniti nemmeno i suoi? E la minoranza con chi intende mettersi d’accordo, se non chi è più simile a lei? Dove vanno se si staccano dal Pd?».

Quando scade il tuo contratto con Urbano Cairo?
«Nel 2019».

E poi? Come ti vedresti a Mediaset? Pier Silvio Berlusconi dice cose bellissime di te.
«Vuoi la verità? Sto benissimo dove sto. Sono appena arrivato, penso solo a lavorare».

Scrivi libri. Gli ultimi tre sono romanzi generazionali, molto autobiografici. Sei più bravo come narratore che come saggista. Più umile, meno professorino.
«Sono assolutamente d’accordo…».

Il pubblico si rompe dei politici. Si è rotto di tanti conduttori. Hai mai paura che un giorno si rompa di te?
«In qualche misura è inevitabile. Ma solo se non sai anticipare quel momento. Cambiare approccio, professionalità, studiare quello che fanno all’estero, capire cosa pensano gli italiani, come cambia il Paese… Tanti credono che la televisione sia un posto di superficialità e velocità. Non è così, è un posto dove innanzitutto si studia».

di Fausto Carioti PER LIBEROQUOTIDIANO.IT

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Luisella Costamagna: “Cari italiani, tocca dire la verità: Tutto crolla, ma loro cercano lavoro a Renzi”

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Luisella Costamagna: “Cari italiani, tocca dire la verità: Tutto crolla, ma loro cercano lavoro a Renzi”

(Luisella Costamagna – il Fatto Quotidiano) – Cari italiani, tocca dire la verità: la situazione è a dir poco allarmante. Lo so, voi lo sperimentate tutti i santi giorni, ma ora lo confermano pure dati macroeconomici impietosi. L’Istat ha comunicato che la crescita del Pil italiano nel quarto trimestre 2016 è stata la più debole di tutte le nazioni occidentali: appena +0,2%, contro lo 0,5 degli Usa, lo 0,6 del Regno Unito e lo 0,4 della Francia. Peggio non potrebbe andare anche nelle previsioni d’inverno della Commissione europea: con una crescita del Pil inferiore a tutti gli altri Paesi europei (sotto l’1% nel 2017, contro una media del 2-4% degli altri; pure la Grecia cresce di più), il debito pubblico che continua a crescere ed è stimato al 133,3% del Pil nel 2017 (contro la metà della Germania), e una disoccupazione ancora oltre l’11% (11,6 nel 2017, mentre è prevista in miglioramento sia nella zona euro al 9% sia nell’Ue al 7-8%), sarà davvero un gelido inverno.

E NON È FINITA, perché a tutto questo si devono aggiungere i rischi bancari, la manovra correttiva da 3,4 miliardi, le università che protestano per i tagli alla ricerca (emblematico quando detto dal rettore della Sapienza di Roma: l’Italia investe 3 volte meno della Germania in ricerca ma, in compenso, 3 volte di più nel gioco d’azzardo; crediamo più nella sorte che nella conoscenza…), l’accordo da 1,3 miliardi con i Riva per l’Ilva – annunciato da Renzi in pompa magna prima del referendum –ora saltato perché, dicono i magistrati, “le pene sono incongrue rispetto a reati così gravi”, e – ultimo ma non ultimo – giovani precari dimenticati, disperati al punto che uno di loro, per farsi sentire, è costretto a uccidersi. E il rosario potrebbe continuare.

Di fronte a tutto questo di cosa parla il Pd, principale partito di governo e di maggioranza, tra i responsabili di questa situazione drammatica? Ma di congresso, primarie, leadership! Di franceschiniani e orlandiani! Di scissioni e ricuciture! Ma con “responsabilità”, sia chiaro. Con oltre 3 milioni e 100 mila disoccupati, il problema in sostanza è trovare un lavoro a Renzi. Con tanto di premier Gentiloni e ministro dell’Economia Padoan (a proposito, complimenti per questi risultati straordinari e, tra l’altro, cosa ci faceva alla direzione del Pd, visto che non è manco del Pd?) che, invece di essere impegnati pancia a terra a migliorare le cose, ascoltano silenti il dibattito democratico attendendo il verdetto sul loro destino. Perché la preoccupazione che agita i democratici è questa: chi prevarrà? Il Fast and Furious Renzi, che non ci pensa proprio ad abbandonare la politica, come aveva promesso, e visto che non gli danno subito il voto dice “allora vi beccate il congresso, così mi riconfermo leader e decido io elezioni e candidati”? O la minoranza (Vin) Diesel, che non ha fretta, anzi: vuole che Gentiloni resti fino al 2018, per andare poi al voto con un altro candidato premier?

CARI ITALIANI, lo so: voi vi arrabattate per sopravvivere, stringete i denti, e questo è lo spettacolo che vi viene offerto. Ma non buttatevi troppo giù perché c’è anche una buona notizia: il reggente del partito dopo le dimissioni di Renzi sarà Matteo Orfini! Non state più nella pelle, eh? Un cordiale saluto.

FONTE: http://www.lapostverita.com/2017/02/17/luisella-costamagna-cari-italiani-tocca-dire-la-verita-tutto-crolla-ma-loro-cercano-lavoro-a-renzi/

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PD NON ESISTE PIU’. LE LORO PAGLIACCIATE SMONTATE IN QUESTO VIDEO: “VI PRENDERANNO A BASTONATE”

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PD NON ESISTE PIU’. LE LORO PAGLIACCIATE SMONTATE IN QUESTO VIDEO: “VI PRENDERANNO A BASTONATE”

La Sinistra italiana c’è, è viva e vegeta, discute, dialoga spesso litiga, ma c’è, esiste e batte tre colpi.

1. D’ALEMA.”Io non voglio fare un nuovo partito. Ho solo chiesto il congresso del Pd. Ma se non ci sarà una discussione democratica al’interno del partito ognuno sarà libero di fare altre scelte”.

Lo ha detto Massimo D’Alema al Meeting Internazionale delle Politiche del Mediterraneo organizzato da Assadakah a Cagliari. D’Alema ha ribadito di aver “sempre parlato di movimento per la rinascita del centrosinistra, come ha detto bene oggi Bersani. Da parte mia non esiste la volontà di fare un partito ma mi piacerebbe poter discutere democraticamente all’interno del mio partito. Ma purtroppo non ci viene permesso. Io ho chiesto il congresso e ho ricevuto insulti. Li ho segnati, pro memoria. I sondaggi ci dicono che ci sono tra i 3 e i 5 milioni di elettori del centrosinistra che non votano più il Pd. Se esiste un soggetto capace di richiamare questi italiani al voto significa che non si indebolisce ma si rafforza il centrosinistra. Due partiti però – conclude D’Alema – raccoglierebbero molti più voti del solo Pd”.

2. BERSANI. L’ex segretario dem lancia un nuovo ‘avvertimento’: “Se Renzi forza, rifiutando il congresso e una qualunque altra forma di confronto e di contendibilità della linea politica e della leadership per andare al voto, è finito il Pd. E non nasce la cosa 3 di D’Alema, di Bersani o di altri, ma un soggetto ulivista, largo plurale, democratico. Quando dico Ulivo dico qualcosa che ha una solida cultura costituzionale e punta a mettere insieme la pluralità del centrosinistra. Non possiamo rassegnarci all’idea di un soggetto chiuso nel proprio campo. Serve una pluralità che vada dalla sinistra radicale al civismo. Poi le forme in cui questa idea si potrà realizzare la troveremo. L’Ulivo che ho in mente non è un revival del passato, è un Ulivo 4.0”.

3. VENDOLA. Il leader di Sinistra italiana avverte che “non basta sommare forze occorre un progetto di radicale discontinuità. Non so se un movimento popolare di riscossa della sinistra che vada da D’Alema a De Magistris e dopo la crisi del Pd oggi sulle labbra dei suoi stessi fondatori come Bersani, arriverebbe al 10% dei consensi o a quanto. So però che mettendo insieme le esperienze, le pratiche, la cultura di chi ha resistito a sinistra si può diventare punto di riferimento e speranza per milioni di italiani”. “Il Pd di Renzi si è rotto, sta implodendo”, “siamo interessati a Consenso”, il movimento lanciato da Massimo D’Alema e “a quello che nel Pd avanza con le prese di posizione di Enrico Rossi e di Michele Emiliano. E a quello che è riuscito a costruire De Magistris a Napoli. A quanto si muove nei 5stelle”. Sinistra italiana si vuole “confrontare con tutti”, spiega Vendola, mantenendo però “un punto di vista autonomo”. Ma Vendola boccia il progetto ulivista di Bersani: “Siamo a un punto tale che occorre un progetto radicale. E poi il torcicollo in politica rischia di essere una malattia”.

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DE LUCA AL CONVEGNO PD SI DIMENTICA DELLE FRITTURE E DEL CUOPPO E SCREDITA ANCORA LUIGI DI MAIO – VIDEO

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DE LUCA AL CONVEGNO PD SI DIMENTICA DELLE FRITTURE E DEL CUOPPO E SCREDITA ANCORA LUIGI DI MAIO – VIDEO

A settembre a Lira tv, canale salernitano aveva già preso di mira il Movimento 5 stelle: dal direttorio M5S, in particolare – bersaglio preferito – l’avellinese Luigi Di Maio.

TENERI COME HEIDI

«Mi è capitato di vedere una trasmissionaccia su RaiTre. Erano presenti Di Maio Luigi, nostro conterraneo, e Di Battista, non ricordo il nome, Giovanni, Pasquale, non mi ricordo. Che tenerezza, mi sono intenerito a un certo punto mi aspettavo che si sentisse in sottofondo la sigla di Heidi. A quei due gli sorridono i monti e le caprette gli fanno ciao».

CARPENTIERE MANCATO

«Luigi Di Maio vuole fare il candidato premier. Quando si è candidato a Pomigliano ha ottenuto 50-60 voti, non lo hanno sostenuto neppure i suoi familiari… Leggo, sul suo curriculum, la professione libera di webmaster, che è una formula elegante per non dire lo sfaccendato, lo steward presso la tribuna autorità dello stadio San Paolo di Napoli, il manovale presso un’impresa edilizia. A un certo punto la sua vocazione l’aveva scoperta, avrebbe avuto anche un’ottima carriera perché dopo un anno sarebbe sicuramente diventato carpentiere. Poi si è perso per strada e così ce lo troviamo niente di meno che vicepresidente della Camera».

MEZZE PIPPE

«Nei 5 Stelle è emerso un trio: Di Battista, Di Maio e Fico. Luigino il chierichetto, Fico il moscio, e l’emergente Dibba, il gallo cedrone. E l’Italia dovrebbe essere diretta da questi tre giovanotti? Sono tre mezze pippe, falsi come giuda, miracolati, che si ritrovano ad avere ruoli nazionali senza sapere fare l’O col bicchiere».

PROCIONE LAVATORE

«Avete notato la somiglianza impressionante di Vito Crimi con il procione lavatore? È una cosa incredibile».

DIBBA IL GRECO

«Di Battista è venuto nel suo tour da centauro anche in costiera amalfitana, e col pretesto del referendum si è andato a fare i bagni. Mi dicono che sotto il casco aveva la bandana, ma che meraviglia. Me lo ricordo quando proponeva la rivoluzione. È andato in Grecia a prendere il modello greco da esportare in Italia. Appena se n’è andato, il ministro Varoufakis si è dimesso e il premier greco Tsipras è caduto».

CIUCCIARIA

«Di Maio non ha studiato, non si è laureato, non faceva niente. È espressione di quella qualità che Eduardo de Filippo definiva ciucciaria. Mi piacerebbe parlare con lui del reddito di cittadinanza. Credo se lo siano inventati perché Luigino fino a tre ani fa prendeva la paghetta del padre e quindi vuole dare continuità alla paghetta».

NEL KIBBUTZ

«Una delegazione Cinque Stelle è andata in Israele, li hanno presi per occupanti abusivi di kibbutz. Li hanno bloccati e hanno detto loro per favore non ci date fastidio. Gli israeliani sono seri, non sono abituati al circo».

MA VA’ A MORI’ AMMAZZATA

«Io al posto di Bersani avrei retto dieci secondi con quella signorina lì (l’ex capogruppo Roberta Lombardi, ndr), per il livello di supponenza, di presunzione che ha questa tipa. Si presenta come se fosse un premio Nobel, come se fosse Rita Levi Montalcini. Le avrei detto: ma va a morire ammazzata! Ma come ti permetti?».

LA RAGGI

«L’ho vista affacciata al balcone del Campidoglio, una bambolina imbambolata… Mi spiace per Roma, ma questa è la conferma, lo dico a Giachetti, che Dio c’è».

GRILLO

«Un saltimbanco che si prende 60mila euro a comparsata per raccontare idiozie». «Se ne sta col panzone al sole nella villa al mare, poi si mette gli occhialini reibàn a specchio va a fare le consultazioni. Ma che stiamo al teatro? Al circo equestre? Ma falla finita!».

Ieri l’altro, ha rinnovato le accuse deridendo Luigi Di Maio, certo ha detto anche cose importanti facciamo un esempio: “COmbattere aree di parassistismo ed inefficienza”. Cosa giustissima ma viene da chiedersi come vorrebbe farlo? Invitando al voto di scambio con Fritture di pesce e cuoppo di alici salernitane? Caro De Luca sa perchè Di Maio piace alle masse, alla gente, al popolo? PERCHE’ E’ SEMPRE PROPRIO DALLA PARTE DEL POPOLO, SEMPRE PRONTO A PRENDERNE LE DIFESE. FACCIA LO STESSO ANCHE LEI, SI DIMEZZI LO STIPENDIO AD ESEMPIO, VEDRA’ SARA’ APPREZZATO MAGGIORMENTE ANCHE LEI.

Il video con le sue parole

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Roma, caso Marra. Di Battista difende Di Maio: le bufale screditano la stampa – video

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Roma, caso Marra. Di Battista difende Di Maio: le bufale screditano la stampa – video

“Oggi il Corriere della Sera, la Repubblica di De Benedetti e il Messaggero di Caltagirone, per attaccare, ancora una volta, Luigi Di Maio, pubblicano l’ennesima bufala”, scrive su Facebook Alessandro Di Battista.

“Questa scarsissima professionalità pregiudica il lavoro di tanti bravi giornalisti, molti da 1000 euro al mese, e quando perde di credibilità la categoria dei giornalisti – prosegue il deputato M5S – è un problema per la democrazia”. “Lo ripeto ancora una volta, se il 10% di questa attenzione morbosa, a volte ossessiva, l’avessero dedicata anche alle proposte del M5S, su tutte il reddito di cittadinanza, probabilmente questo Paese sarebbe più giusto”, conclude.

Il post di Di Battista arriva in seguito alla pubblicazione del contenuto di sms che Di Maio ha inviato a Virginia Raggi lo scorso agosto. Gli sms riguardano proprio Raffaele Marra, in carcere da 50 giorni con l’accusa di corruzione, e già all’epoca al centro di una forte polemica interna ai 5S, con l’ala lombardiana del minidirettorio pentastellato che chiedeva la sua rimozione dalla stanza dei bottoni del Campidoglio. Secondo quanto riportato, in particolare in un messaggio il vice presidente della Camera garantisce per Marra e ne parla come di “uno dei miei” e di “un servitore dello Stato”. Il contenuto di questi messaggi sarebbe stato estrapolato dallo smartphone di Marra, sequestrato dagli inquirenti. La ricostruzione fatta oggi dai quotidiani smentisce quanto affermato da Di Maio domenica scorsa a In mezz’ora su Rai3. Da Lucia Annunziata, ha dichiarato che nel luglio scorso aveva convocato Marra per “cacciarlo” e che fu la sindaca Raggi a non volere il suo licenziamento.

Il video con le sue parole ieri a LA GABBIA LA 7

See more at: http://www.rainews.it/dl/rainews/articoli/Roma-Di-Battista-difende-Di-Maio-bufale-screditano-stampa-207aeaa7-e9e1-4f3a-9c60-6456ac270987.html

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ASSURDO, il Governo ha rintrodotto di nuovo una TASSA che non pagavamo più… Ecco di cosa si tratta!

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ASSURDO, il Governo ha rintrodotto di nuovo una TASSA che non pagavamo più… Ecco di cosa si tratta!

Assurdo il Governo ha rintrodotto di nuovo la tassa di sbarco nelle isole minori che era stata congelata durante il 2016.

L’atto è stato firmato da Raffaele Ranucci del Pd e ha già ottenuto l’ok della Commissione del Senato.

La tassa non supererà i 2,50 euro. Sarà inoltre possibile alternarla a quella di soggiorno. Insomma sarà un offerta a carico dei turisti, spesso italiani, che sbarcheranno durante questa estate sulle isole minori.

La quota verrà percepita dai passeggeri che sbarcano sull’isola.

Per la questione che la tassa può essere “sostituita” con quella di soggiorno potrebbe comportare un incremento delle tariffe dei biglietti per tutti i vettori che collegano i grandi Comuni con le piccole isole.

Il proposito di questa tassa è destinato per la questione delle isole minori soprattutto per quanto riguarda i rifiuti, la salvaguardia dell’ambiente, viabilità e polizia locale.

Fonte: Il Giornale

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M5S, DI MAIO ARRABBIATO NERO: “NON MI LASCIO INTIMIDIRE DA QUESTE COSE, NON CREDETE A TUTTO QUELLO CHE LEGGETE”

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M5S, DI MAIO ARRABBIATO NERO: “NON MI LASCIO INTIMIDIRE DA QUESTE COSE, NON CREDETE A TUTTO QUELLO CHE LEGGETE”

Il leader del Movimento 5 Stelle, elecando i nomi dei giornalisti e le testate, ritiene che “si tratta di un sms parziale e non verificato, accompagnato da una ricostruzione montata ad arte il cui fine è uccidere la reputazione di Di Maio”. Riporta poi la versione originale del messaggio con alcune specificazioni: “Quanto alle ragioni di Marra. Aspettiamo Pignatone (il MoVimento 5 Stelle aveva chiesto alla Raggi di far verificare il nominativo Marra a Pignatone, il procuratore di Roma, ndr). Poi insieme allo staff (quello che allora era chiamato mini direttorio, ndr) decidete/decidiamo. Lui non si senta umiliato. È un servitore dello Stato (Marra era della Guardia di Finanza, ndr). Sui miei (intendendo chiaramente i suoi collaboratori, ndr) il Movimento fa accertamenti ogni mese. L’importante è non trovare nulla”. Le conclusioni da trarre, secondo Grillo, sono diverse: “1) Il MoVimento 5 Stelle aveva chiesto di far verificare alla procura le credenziali di Marra; 2) Aveva esplicitato il fatto che la decisione non era sua, ma del sindaco con il minidirettorio; 3) Aveva evidenziato il fatto che Marra era della Guardia di Finanza, un servitore dello Stato visto che allora nulla era uscito sul suo conto; 4) Aveva evidenziato che il MoVimento 5 Stelle fa accertamenti periodici sulle persone che lavorano per i suoi portavoce e che l’importante è non trovare nulla”.

Passando ad elencare il modo in cui la notizia delle chat su Marra è stata riportata dai vari giornalisti, il leader del Movimento scrive: “Questa non è informazione, qui siamo davanti a un caso esemplare di informazioni sbattute in prima pagina senza aver fatto alcuna verifica e con un obbiettivo preciso: il killeraggio di Luigi Di Maio, colpevole di avere evidenziato le balle che hanno scritto e continuano a scrivere. La domanda è ‘Cui prodest?’. Qual è l’obiettivo? Impedirci di andare al governo? Chi è che ha interesse a mantenere lo status quo a costo di infangare la nostra immagine con la pubblicazione di informazioni parziali e non verificate? Aspettiamo la risposta”.

M5S, DI MAIO ARRABBIATO NERO: “NON MI LASCIO INTIMIDIRE DA QUESTE COSE, NON CREDETE A TUTTO QUELLO CHE LEGGETE”

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UNA SUITE DEL GRAND HOTEL COME UFFICIO: CHI PAGA A RENZI MIGLIAIA DI EURO AL GIORNO DI AFFITTO? PERCHE’ NON USA LA SEDE DEL PD?

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UNA SUITE DEL GRAND HOTEL COME UFFICIO: CHI PAGA A RENZI MIGLIAIA DI EURO AL GIORNO DI AFFITTO? PERCHE’ NON USA LA SEDE DEL PD?

RENZI, QUATTRO STAGIONI – IL BULLETTO SPENNATO HA INSEDIATO IL SUO QUARTIER GENERALE NEL PALAZZO DEL FOUR SEASONS A FIRENZE: INGRESSO DEFILATO, DAL QUALE PUÒ ENTRARE CON L’AUTO E LA SCORTA SENZA ESSERE NOTATO – DA LÌ SFILANO I PETALI DEL GIGLIO MAGICO, LOTTI, BONIFAZI E CARRAI. PERCHÉ NON USA LA SEDE DEL PD E, SOPRATTUTTO, CHI PAGA? AH, SAPERLO…

Marcello Mancini per ‘La Verità

Non ce ne siamo accorti, ma siamo un Paese per ricchi. I 94 milioni per il super evento del golf, le maxi cene di gala, gli alberghi extralusso, i voli di Stato super accessoriati, le vacanze top. What else? direbbe George Clooney.

Certo non ci facciamo mancare qualche parola per i poveri, nuovi o vecchi, che tirano avanti con fatica e non riescono ad arrivare alla fine del mese; o per i terremotati che «non abbandoneremo», ma intanto li facciamo vivere in alloggi prefabbricati nei quali, a dar retta alle promesse, non sarebbero dovuti mai entrare. Tanto, appena c’ è l’ occasione per godersi i benefici dello status sociale e politico, scatta la corsa al posto in prima fila.

L’ ex premier Matteo Renzi non ha quasi mai messo piede in una sede del Pd: preferisce vedere gente nelle suite dei grandi hotel di charme. A Firenze si ironizza sulla sua abitudine di frequentare e ricevere ospiti importanti al Four Seasons, noto come l’ albergo degli sceicchi perché una camera può costare da 500 euro a notte a 13.950 euro (nella Royal suite da 234 metri quadrati) e solo loro possono permettersela. I più parsimoniosi si accontentano di sistemazioni intermedie tipo la Garden suite, che costa 5.850 euro e ha la vasca da bagno con vista sul parco.

Renzi ha insediato il suo quartier generale proprio in un elegante palazzo di Borgo Pinti – come si dice qui: uscio e bottega – pare di proprietà della principessa Ruffo di Calabria, e utilizza spesso per incontri e colloqui questi alloggi nel grande complesso dell’ albergo più fastoso della città, al riparo da occhi indiscreti, paparazzi e poveri cristi. Per lui c’ è un ingresso defilato, dal quale può entrare con l’ auto e la scorta senza essere notato. Da lì sfilano anche i petali del giglio magico, il ministro Luca Lotti, Francesco Bonifazi e Marco Carrai.

Sarebbe interessante sapere chi paga le spese dell’ ufficio dorato, se è il Pd a foraggiare (difficile, perché ha le casse vuote), se è gentilmente offerto da qualcuno, se Renzi tira fuori i soldi di tasca propria (ma ha appena detto che è disoccupato) o se esiste un tesoretto dal quale attingere per queste spesucce di sopravvivenza politica.

Ma soprattutto è bizzarro che il segretario nazionale del Pd non usi la sede fiorentina del partito, che certo è meno fascinosa del Four Seasons, trovandosi in via Forlanini (una strada periferica della città), ma dovrebbe anche essere l’ ambiente naturale per discutere di problemi della gente, dei tanti italiani in difficoltà, che al Four Seasons non possono permettersi di entrare nemmeno a prendere un caffè. Demagogia? Più che altro una questione di sensibilità, opportunità e coerenza.

Oltre che parsimonia. Non fa un bell’ effetto, insomma. È l’ esempio di come il Palazzo continui a vivere di se stesso. E non capisce che il Paese reale va in un’ altra direzione e si aspetterebbe più rispetto verso la maggioranza delle persone normali, ancora costrette a seguire strategie siderali che riguardano il premio di lista e il maggioritario piuttosto che il premio di maggioranza per la coalizione e il proporzionale. Vallo a spiegare alle famiglie italiane che questo è il problema principale del Paese.

Alcuni dati pubblicati su Orizzonte scuola rivelano che 8 famiglie su 100, con almeno un minore, non arrivano a fi ne mese e un bambino su 10 vive in condizioni di povertà assoluta e non può avere accesso a un’ alimentazione sana, servizi sanitari di qualità e un’ istruzione adeguata. Se si considerano anche tutti i bambini che a causa delle condizioni economiche della famiglia sono costretti a rinunciare ad attività extrascolastiche e formative come gite culturali, sport e vacanze, in totale sono 3 milioni i minori a rischio di esclusione sociale.

Allora, di fronte a questa situazione, è difficile digerire alcune scelte proprio da parte di chi si candida ancora alla guida del Paese. Che sembra più preoccupato del rapporto con banche e imprenditori piuttosto che del dialogo con la gente a cui aveva promesso di dedicarsi totalmente, prima da sindaco e poi da premier. Renzi ha rottamato presto la sua vocazione popolare, nonostante resistano i molteplici richiami ai santini del cattolicesimo sociale, da don Milani e La Pira. Uno viveva a Barbiana, parrocchia sperduta del Mugello e insegnava la buona scuola ai figli poveri dei contadini; l’ altro dormiva in una cella del convento dei frati di San Marco.

Mentre Matteo non disdegna il «di più». Trascorreva le vacanze estive all’ Hotel Roma Imperiale di Forte dei Marmi, un resort a 4 stelle superior, dove una camera doppia classica costa 700 euro a notte e la versione deluxe 900 euro, anche se pare che la famiglia Renzi (quattro persone) occupasse due suite da 1000 euro l’ una. Ma era presidente del Consiglio e diciamo che se le poteva permettere. Aveva invece già perso il lavoro, qualche settimana fa, quando è andato a sciare con la famiglia in Val Gardena: una vacanza, pare, da 15.000 euro. Quante classi sociali di differenza ci sono con la maggioranza degli italiani?

Un consiglio: Renzi, che punta al 40% alle prossime elezioni, dovrebbe cominciare ad ascoltare la gente che potrebbe votare per lui. Tipo questo signore del Pd, che ha consegnato al Web la sua civile e ironica riflessione: «Renzi mi sarebbe piaciuto di più se oltre che telefonare a Padoan per bloccare la manovra che aumenterebbe le tasse, avesse telefonato anche a Lotti per bloccare i 94 milioni di soldi pubblici regalati al golf, noto sport di giovani disoccupati

FONTE: dagospia.com

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“Il vigile e la vigilessa”: uno straordinario Marco travaglio attacca i media di “regime” e tutela Virginia Raggi

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“Il vigile e la vigilessa”: uno straordinario Marco travaglio attacca i media di “regime” e tutela Virginia Raggi

Se qualcuno ci domanda a bruciapelo il nome di un incapace che sbaglia a scegliersi i collaboratori, la nostra risposta è scontata, automatica: Virginia Raggi. La Muraro indagata, Minenna fuggito, Raffaele Marra arrestato, Carla Raineri e Renato Marra bocciati dall’Anac, Romeo e le polizze a sua insaputa… Giusto, e anche normale: da sette mesi tv e giornali parlano più del Campidoglio che di Palazzo Chigi (non parliamo dei sindaci delle altre metropoli, infatti non ne parla nessuno) e si sono specializzati in dettagli minuziosissimi sulle pratiche di smaltimento rifiuti, sui regolamenti comunali e sulle procedure assicurative. Ma solo su Roma: non, per dire, su Milano. Altrimenti tutti sapremmo che il sindaco Beppe Sala ha nominato assessore al Bilancio Roberto Tasca, suo socio in affari, e assessora alla Trasformazione digitale Roberta Cocco, top manager in aspettativa della Microsoft che è fornitrice del Comune: un doppio conflitto d’interessi (il primo direttamente del sindaco, non altrui come per la Raggi sui fratelli Marra) che l’Anac non ha denunciato alla Procura perché non può sindacare i conflitti d’interessi nelle nomine politiche (gli assessori), ma solo in quelle amministrative (dirigenti e funzionari). Perciò la Raggi è indagata per abuso d’ufficio e Sala no: per un buco nella legge sull’Anac.

L’Anac ha però aperto una pratica sulla Cocco perché rifiuta di pubblicare l’ultima dichiarazione dei redditi (2015), come impone la legge del 2013 sulla trasparenza. Sala, anziché imporle di rispettarla, la giustifica con supercazzole del tipo: “Lascio alla Cocco la libertà di agire”, “è un suo problema personale”, “capisco che è un obbligo di legge, ma in generale l’amministratore pubblico è sottoposto a un’attenzione che a volte non è logica”. Come se le leggi fossero un optional da applicare o disattendere a seconda di quanto paiono “logiche” al primo Sala che passa per la strada. Del resto, il concetto di legalità e trasparenza del sindaco milanese è piuttosto elastico, come dimostrano le decine di appalti senza gara per Expo, le indagini a suo carico per falsa dichiarazione (nascose una villa in Svizzera e una in Liguria, una società in Romania e una in Italia) e per falso materiale e falso ideologico (avrebbe retrodatato i documenti della gara per il più grande appalto di Expo per favorire un concorrente a discapito di un altro). Ancor più misterioso è il motivo per cui la Raggi è indagata a Roma per il conflitto dei fratelli Marra e l’ad della Rai Antonio Campo Dall’Orto non lo è per la nomina del capo della Security, il gendarme francese Genséric Cantournet.

La Rai lo fece selezionare da un’agenzia di cacciatori di teste di provata indipendenza: la Salvia, Cantournet &Partners casualmente amministrata da suo padre Bernard. Eppure Cantone ritiene illegittima pure quella nomina, come quelle di altri 10 dirigenti esterni: nel Codice Anticorruzione 2016, la Rai s’è impegnata a selezionare i dirigenti col job posting, cioè per concorso interno, raccogliendo le candidature e confrontando i curricula, cosa che Dall’Orto si guardò bene dal fare per Cantournet &C. Salvo poi scoprire che il suo ispettore Clouseau non dispone del Nos, il nullaosta sicurezza. E riassumere il suo predecessore Alfonso D’Alfonso, alla modica cifra di 160 mila euro l’anno. Prendi uno, paghi due. Invece il job posting non è previsto, anzi è escluso dal Regolamento del Campidoglio per i vertici delle direzioni, ragion per cui la Raggi non lo adottò per nominare Renato Marra al Turismo. Per carità, noi non pretendiamo che Dall’Orto venga torchiato per otto ore da due pm in un ufficio periferico della Polizia: questi sono trattamenti che vanno riservati ai veri criminali, come la Raggi. Però un paio di domandine veloci veloci, un’oretta non di più, tipo gli interrogatori di Lotti e Del Sette per la bazzecola della fuga di notizie sulle indagini e le microspie alla Consip sul più grande appalto d’Europa, ovviamente truccato, ecco, magari gliele si potrebbe rivolgere. Anche perché è paradossale che Dall’Orto e Sala se ne infischino dell’Anac e non succeda niente, mentre l’unico amministratore che interpella Cantone e poi ne segue le indicazioni (la putribonda Raggi) diventa peggio di Al Capone.

Preveniamo il solito ritornello: ma i 5Stelle dicono di essere migliori degli altri, dunque vanno giudicati più severamente. Vero, anche se ci resta il sospetto che stampa, Anac e magistrati debbano riservare a tutti parità di trattamento a parità di comportamento. Ma siamo proprio sicuri che il comportamento della Raggi sia almeno pari a quello dei partiti che l’accusano di essere peggio di loro? Da giorni si discute sulla nomina “non meritocratica” del funzionario comunale Salvatore Romeo, promosso dalla Raggi a suo capo-segreteria con stipendio triplicato (solo amici? o amanti? o complici di polizza?). E nessuno spiega che Romeo è un laureato in Economia esperto di bilanci e di società partecipate, non proprio uno trovato per strada; e che inizialmente il suo nuovo stipendio era il 20% in meno di quello della capo-segreteria di Marino, dopodiché gli fu ulteriormente tagliato.
Immaginate se la stessa attenzione fosse mai stata dedicata agli staff degli altri pubblici amministratori, tutti molto più nutriti e costosi di quello della Raggi. Il governatore campano Vincenzo De Luca sta stracciando il record di tutti i tempi per stanziamenti in “comunicazione”: 1,4 milioni, contro i 34 mila euro del 2014 e i 40 mila del 2015. Cifra che parrebbe eccessiva anche se il personaggetto si facesse erigere un monumento equestre d’oro zecchino in piazza Plebiscito.

Poi c’è lo staff renziano a Palazzo Chigi, che fa impallidire la Casa Bianca e il Cremlino messi insieme. La Verità racconta che, due giorni dopo aver perso il referendum e annunciato l’addio al governo, cioè mentre faceva le valigie per Pontassieve, Renzi ingaggiava sei nuovi consulenti “digitali” e un architetto, mentre Lotti ne arruolava altri cinque: roba da 3 milioni l’anno. Ma queste sono assunzioni meritocratiche. Come quella di Antonella Manzione, vigilessa di Pietrasanta e sorella del sottosegretario renziano Domenico (niente conflitto d’interessi, ci mancherebbe). Lo so che siamo tutti concentrati sul vigile Renato Marra: ma facciamo uno sforzettino e andiamo sulla vigilessa. La Manzione fu promossa dal sindaco Renzi comandante dei Vigili di Firenze e poi dal premier Renzi nientemeno che capo dell’ufficio legislativo di Palazzo Chigi, al modico stipendio di 207.461 euro l’anno (forse il quadruplo del precedente), con i risultati ben noti: una raffica di leggi, scritte coi piedi e regolarmente fulminate da Consulta e Consiglio di Stato. Siccome però l’ex vigilessa pestava i piedi alla Boschi, Renzi la promosse-rimosse al Consiglio di Stato (quello che bocciava le sue leggi), aggirando il limite minimo di età previsto dalla legge (che sarà mai), e per giunta lasciandola come fuori ruolo a Palazzo Chigi. Poi, con Gentiloni, la sottosegretaria Boschi le ha subito dato gli otto giorni, per sistemare al suo posto il fedelissimo Roberto Cerreto, laureato in Filosofia. Ora immaginate se questa giostra indiana a spese nostre portasse la firma della Raggi: scandalo, familismo, caos, bufera, rivolta, vergogna, omertà-omertà! Bad news. Invece porta il sigillo della Madonna di Laterina. Good news. Sentite La Stampa com’è felice: “Boschi vince la guerra tra donne: Manzione lascia Palazzo Chigi” e “prenderà servizio come giudice al Consiglio di Stato con funzione consultiva”, sostituita dal “quarantenne Cerreto, generalmente considerato preparato e brillante”. Non è meraviglioso? È vero che, “secondo taluni puristi, Manzione difetta dei requisiti per curriculum e anzianità”.

Articolo intero su Il Fatto Quotidiano del 07/02/2017.

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Virginia si sfoga: “Un sabotatore venuto in giunta per fare danni”

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Virginia si sfoga: “Un sabotatore venuto in giunta per fare danni”

Dopo la pubblicazione del nuovo audio, la posizione di Berdini all’interno della giunta comunale è più in bilico che mai

«Paolo Berdini lo smentitore seriale», lo chiamano ormai i fedelissimi della sindaca. «Ora smentirà pure questo audio!», un audio che nell’entourage della sindaca giudicano «gravissimo», con considerazioni che riportano in auge il sospetto di macchinazioni sotterranee all’interno dei Cinquestelle per danneggiare la sindaca e il suo lavoro in Campidoglio. «Questo è un disturbatore che lavora da dentro per farci male», si è sfogata Virginia nelle ultime ore con i suoi collaboratori più fidati. Infuriata ma lucida, la prima cittadina ha capito che ormai il Berdini-gate non può più sopravvivere. L’idea di accerchiare Berdini attraverso un «gruppo di affiancamento», che di fatto lo commissariasse politicamente, in attesa di individuare un sostituto, ieri sera sembrava lentamente svanire davanti alle nuove affermazioni dell’urbanista, scrive Lorenzo De Cicco su “Il Messaggero“. Affermazioni che affossano la tesi che Berdini ha formulato davanti al “processo” imbastito dai colleghi assessori e davanti alla sindaca. Cioè che quelle frasi sarebbero state «carpite di nascosto» dal cronista della Stampa; che solo alla fine della chiacchierata «con altri amici» avrebbe saputo di trovarsi di fronte a un giornalista. Nel nuovo audio si evince invece chiaramente che «Paolo sapeva tutto. Ci ha ingannato, ancora».

«Questo voleva danneggiarmi», ripete Virginia Raggi. Il punto è da quanto tempo. Nelle ultime settimane, dopo avere capito che avrebbe perso una delle sue deleghe, quella dei Lavori pubblici, che la sindaca ha deciso di spacchettare dall’Urbanistica? Oppure dopo essersi accorto che la linea del «No alla speculazione» per la controversa operazione Tor di Valle avrebbe incontrato diverse difficoltà in giunta? O ancora prima, cioè «da subito», da quando è cominciata la sua avventura a Palazzo Senatorio, nel luglio scorso? Ragionamenti che aprono ad altri interrogativi: quali correnti grilline proteggono Berdini?

Veleni e sospetti nei corridoi di Palazzo Senatorio, dove si consuma da mesi una «guerra sotterranea tra bande», come l’ha chiamata l’ex assessore all’Ambiente Paola Muraro. Proprio in attesa di definire l’exit strategy con i big del Movimento, ieri la sindaca ha deciso di prendere tempo. Di aspettare un’altra notte, di non agire d’impulso contro «un assessore che ti danneggia». Ma in ogni caso, riflettevano ieri negli uffici della sindaca, «così non si può andare avanti». Ecco perché si cerca di accelerare per trovare un sostituto. Anche se finora sono arrivati diversi no. Da qui l’idea che alla fine «Virginia», per mettere fine alla presenza del suo assessore in giunta, diventata ormai insostenibile, possa prendere l’interim.

fonte: http://www.forzaroma.info/rassegna-stampa/il-messaggero/virginia-si-sfoga-un-sabotatore-venuto-in-giunta-per-fare-danni/

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